Quando penso a un muro, e in questo momento storico siamo in molti a pensare ai muri, immagino di farci un buco per osservare che cosa succede dall’altra parte. Questo è più o meno ciò che ha fatto lo scienziato indiano Sugata Mitra, ricercatore capo della Niit, multinazionale indiana delle tecnologie per l’istruzione, nonché professore di Educational Technology alla School of Education, Communication and Language Sciencies della Newcastle University,UK.

Nel 1999 Mitra si pone la seguente domanda: che cosa accade all’istruzione quando ci si allontana dai centri urbani di paesi come l’India dove nessun insegnante vuole andare? Oppure, quando ci si allontana dai ricchi sobborghi delle grandi aree metropolitane di tutto il mondo, per andare negli slum dove la dinamica sociale ed economica è dettata dal ‘noi’ e ‘loro’?

Mitra, ispirandosi al monolite nero di Kubrik che appare all’improvviso, non si sa da dove, e che non si sa a cosa serva tranne che riesce a sviluppare l’ingegno umano, decide di rispondersi facendo un buco nel muro che separa il suo ufficio di Delhi da una baraccopoli, ci mette dentro un PC, ci installa internet e lo lascia così a disposizione. Poi nasconde una telecamera su un albero a destra del muro e inizia ad osservare.

Circa 8 ore dopo trova un bimbo di 8 anni che sta insegnando a navigare ad una bambina di 6. In breve tempo si forma un folto gruppo di bimbi di cui uno scopre un programma per disegnare stupendo tutti, compreso se stesso, con le sue doti di artista e diventa una star.

Mitra pensa che qualcuno del suo ufficio possa aver insegnato ai bambini ad usare la macchina, allora decide di portare l’esperimento fuori da Delhi, in luoghi dove è sicuro che “nessuno ha mai insegnato qualcosa a qualcuno”. Ecco ciò che osserva: dopo pochi minuti un  bambino arriva al chiosco per giocherellare con il touchpad. Molto presto intuisce che quando sposta le dita qualcosa si muove sullo schermo. Più tardi dirà a Mitra: “Non avevo mai visto un televisore dove ci puoi fare qualcosa”. Dopo 8 minuti, sta navigando, allora chiama tutti i bambini del vicinato che accorrono e guardano cosa sta succedendo. Entro la sera di quel giorno, 70 bambini navigano nel web.

In un villaggio dove non ci sono gli insegnanti di inglese, Mitra prepara il solito buco-nel-muro e lascia il PC con molti CD in inglese, in quel luogo ameno non c’è internet. Torna sul posto 3 mesi dopo e trova al chiosco 2 bambini che appena lo vedono gli chiedono un processore più veloce e un mouse migliore! Mitra osserva che questi bambini stanno impiegando 200 parole inglesi, pronunciate male, ma usate correttamente, anche nella conversazione corrente. Non solo, i bambini hanno creato una nuova lingua, una Hindi dell’informatica, ad esempio il cursore è il sui, l’ago, e la clessidra, oggetto del tutto sconosciuto a loro, è il samru, il tamburo di Shiva.

Mitra ha scoperto che i bambini dai 6 ai 13 anni, in gruppo, evitando l’intervento degli adulti, possono auto-apprendere se hanno accesso ad un computer, d’altra parte, osserva, “tutti i sistemi naturali sono auto-organizzanti: galassie, molecole, cellule, organismi”. Pur guardando agli insegnamenti di Freud, Tagore, Aurobindo, Montessori, Piaget e Vygotsky, egli afferma, molto pragmaticamente: “ora essi non ci sono più, oggi ci sono creazioni come google, wiki, skype, moodle che fanno progredire la nuova istruzione”.

Ora, si potrebbe aprire un dibattito sulle conclusioni a cui arriva Mitra, fatto sta che comunque è innegabile che lo Hole in the Wall Project abbia ottenuto dei risultati tangibili, al punto che attualmente esistono decine di chioschi a Delhi e numerosi altri sono stati esportati in tutta l’India, ed anche al di fuori entrando a far parte di più vasti progetti e destando l’interesse della Banca Mondiale.

Non a caso, se Danny Boyle si è ispirato a Vikas Swarup, per Slumdog Millionaire, Swarup, a sua volta, si è ispirato proprio a Sugata Mitra e al suo hole in the wall .

Allora non ci resta che augurarci, almeno per i paesi dove il divario digitale tiene al margine della società interi vasti settori della popolazione, che la silenziosa rivoluzione informatica iniziata da Sugata Mitra e dalla Niit Technologie, in prima linea nel combattere il digital divide, faccia sì che il “buco nel muro” possa divenire la porta attraverso cui un gran numero di ragazzine e ragazzini potrà entrare nel cyberspazio cambiando per sempre la società.

Pubblicato su Il Grandevetro.