Avete presente Ornella Muti, quando in alcune delle più significative scene del suo cinema, accende la Multifilter e guarda dritto negli occhi il suo amante o il suo interlocutore?

Io sì. Come dimenticarla. In quelle scene c’era molto più di una sigaretta o di un marchio.
C’era il messaggio che la donna poteva fumare, che si era emancipata, che teneva testa all’uomo e che accendeva Multifilter quando e come voleva.

Ecco, questo è un messaggio subliminale.

In questo articolo non vi parlerò però della Muti, vorrei, invece, invitarvi a prendere piena coscienza del potere che hanno i messaggi in ogni forma di comunicazione, dal logo della nostra azienda al banner che mettiamo su LinkedIn.

Prendere consapevolezza è il primo passo per creare una immagine coerente ma soprattutto efficace, al fine di perseguire il nostro obiettivo.

Il mio lavoro mi ha consentito di progettare molti loghi per aziende più o meno “famose”. Al di là della grandezza o della conoscibilità del brand, ho trovato molte similitudini proprio sull’approccio alla creazione della propria immagine: la non consapevolezza.

Alcune volte mi sono scontrato su queste parole “IL LOGO DELLA MIA AZIENDA DEVE ESSERE BELLO, MAGARI GIALLO E NERO PERCHÉ IL GIALLO PIACE A MIA MOGLIE”.

Un’altra riflessione importante da fare è questa: quel è esattamente l’obiettivo che si vuole raggiungere? Ve lo dico chiaro, deve essere questo:

“VENDERE E CREARE VALORE”.

Quindi come approcciarsi alla creazione dell’immagine?

Partiamo con ordine.
La progettazione di logo/brand personalmente mi impegna molto, visto che “quel simbolo” sarà l’entità, il volto dell’azienda, il tratto che consentirà al proprio prospect la riconoscibilità dell’azienda stessa.

Da dove iniziare?

Secondo me è necessario iniziare dall’individuazione dell’obiettivo, in primis da quello aziendale, cioè “IL PROGETTO DI BUSINESS”.

Faccio un esempio.
Mettiamo che oggi il nostro brand deve rappresentare un prodotto biologico in un mercato locale, quindi il logo probabilmente sarà strutturato con linee verdi, un pittogramma che comunicherà il concetto più alto di “GREEN”.
Poi magari (in assenza di un PROGETTO DI BUSINESS”) tra 5 mesi l’azienda decide di commercializzare prodotti chimici.

Secondo voi sarebbe sostenibile nei confronti del proprio pubblico questo “Progetto di Business”?

Secondo me no.

Avere ben chiaro dove vogliamo arrivare è sempre una mossa vincente.

Una volta ben chiarito il punto d’arrivo, passiamo ad analizzare la strada, il percorso migliore, (quindi il mercato di riferimento) e teniamo conto, per quanto possibile, di prevedere l’eventuale sviluppo del brand.

Adesso siamo pronti per dare spazio alla creatività e a tutti messaggi coscienti e non, che il nostro logo dovrà contenere, quali valori dovrà trasmettere, insomma cosa dovrà comunicare.

Ecco alcuni esempi di loghi di aziende di successo e i loro messaggi:

AMAZON

composizione semplice e ben leggibile. Il Lettering contiene l’estensione .com, visto che è una piattaforma di commercio elettronico.

Quale è il messaggio subliminale contenuto nel logo?

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Nello shop troverai prodotti dalla A alla Z. La freccia che unisce la “a” e la”z”.

VAIO SONY
Uno dei loghi che preferisco anche sotto un punto di vista estetico, è quello di Sony VAIO.
Le sillabe rappresentano un messaggio forte e indelebile:
VA rappresentano infatti un segnale analogico, I O sono invece 1 e 0 del sistema binario,


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Il messaggio non diretto e non cosciente diventa efficace in quanto non ci sono condizionamenti o barriere che potrebbero deformare il messaggio.

Questo non vuole essere né un tutorial, né tantomeno una lezione di marketing, semplicemente raccontare un metodo di lavoro, l’approccio che utilizzo quando progetto un marchio, l’inizio di un percorso strutturato di BRANDING e un piccolo omaggio a una delle donne più belle del mondo.

La nostra Ornella Muti.
A proposito, lo sapete che il suo nome vero è un altro? Francesca. Francesca Rivelli.
In fatto di marchio e di nome brand, ci ha visto lontano 😉