Progetti web. Taglia quello che hai studiato sui libri, abbandona la tua “zona di confort” e fai attenzione ai dettagli.

Molte volte ci chiediamo, almeno noi del settore, quale sia l’approccio giusto per la realizzazione un progetto web. Tante sono le interpretazioni vincolate dalla qualifica di chi le imposta.

I tecnici: ci dicono che un progetto web nasce e si sviluppa sulle funzionalità che il sito dovrà avere impostando un metodo di lavoro schematico e ricco di dettagli sulle date di consegna e sullo sviluppo delle singole funzioni.

I markettari: ci dicono che il progetto nasce da un idea che viene tradotta principalmente nella realizzazione della grafica e di contenuti focalizzandosi sulle potenzialità di raccogliere pubblico (da motori o social).

Cercate su google e troverete un sacco di letteratura in merito a quanto vi ho detto. Sulla figure di account, project manager, marketing manager etc…

Lo volete proprio sapere?? Un sacco di CAZZATE!!!! E non lo dico per presunzione ma per esperienza!!!
Di certo queste definizione a me il Duca stanno veramente strette !!!

Partiamo dal presupposto che ormai per fare un sito e un po’ di marketing basta veramente poco, fra un po’ mia figlia di 2 anni lo sa fare!
Vai su Themeforest ti scarichi un bel template di WordPress ti prendi un hosting con il software già installato a due euro e ci metti due o tre giorni per caricarci testi e foto. Il gioco è fatto! Dalle mie parti si dice: Ti sei levato la sete con il prosciutto!

Chi si culla sugli allori, chi non vuol abbandonare la sua “zona confort” è destinato a fallire! Chi riesce a conservare sempre una certa dose di insoddisfazione è la persona più adatta a superare gli ostacoli e conservare e, soprattutto, incrementare il successo nel proprio business. [cit.]

Se la aspettate da me io non ce l’ho. Vi posso però indicare quella che uso io, ovvero la ricetta del Duca.
Allora esiste una ricetta PERFETTA per realizzare un progetto web? 

L’approccio ad un progetto web secondo me è la parte più importante.

C’è bisogno di una persona che prenda in carico il cliente e abbia una visione d’insieme di tutte le attività da sviluppare siano esse tecniche o di marketing.

Questa persona deve avere una conoscenza trasversale e deve essere in grado non tanto di mettersi al posto del cliente ma di pensare e visualizzare quello che l’utente si aspetta o spera di trovare visitando il sito.

Lo so è difficile ma a me succede spesso già di visualizzare al momento del colloquio con il cliente come dovrà essere sviluppato il progetto.
So già quello che vuole, le funzionalità da utilizzare, i mezzi da installare, quali utenti potrebbero essere interessati e così via ……

Chiamatela come vi pare, esperienza, vision personale e professionale, trucco ma è comunque un aspetto che secondo me risulta essenziale per chi vuole gestire un progetto.

Il progetto web è a questo punto nato nella mente ma va tradotto nella pratica. E’ inutile parlare della predominanza degli aspetti tecnici o marketing, tutti sono fondamentali e tutti fanno la differenza!
Così come fa la differenza avere dei collaboratori che capiscono l’idea e riescono a tradurla in pratica (altro punto fondamentale).

Potete essere dei guru o dei geni ma senza aver indagato su voi stessi, su come lavorate in team e su come far crescere e motivare i vostri collaboratori, siete “solo chiacchiere e distintivo”!

Cosa altro fa davvero la differenza?
Fin qui niente di nuovo direte, tutti siamo buoni a farlo (qualche dubbio …….).

La vera differenza in un progetto, la fa l’attenzione maniacale dei dettagli. Il controllo delle virgole, dell’impaginazione, dei colori, dei font, delle funzionalità, della user experience e chi più ne ha, più ne metta.

Io adesso vi lascio. Che devo fare queste quattro cose, esattamente in questo ordine:

  1. fare l’ultimo controllo di un sito che va on line domani
  2. andare a comprare un etto di prosciutto bello salato e stagionato
  3. bere acqua e dissetarmi
  4. prendermi il quinto caffè della giornata
la conversione è lo scopo del personal branding

Personal Branding, tutti ne parlano. Ma basta solo aumentare i “numerini” ?

In questo periodo va di moda parlare di “personal branding” e delle attività online mirate a rendere il proprio brand (immagine) online.

In qualche modo se ne parla a ragion veduta visto che la tendenza è quella che le aziende “ci mettano la faccia” ovvero che siano in qualche modo ricollegate ad una persona che le rappresenti.
Allo stesso tempo, visto che ormai tutte le nostre attività passano dal web, anche i professionisti (architetti, assicuratori, mediatori e molti altri) si stanno muovendo nel crearsi online una propria identità al fine di accrescere la propria popolarità.

Il fine è sempre lo stesso ovvero andare ad intercettare la mail o il contatto di quegli utenti che potrebbero essere interessati ad un prodotto o servizio che l’azienda o il professionista fornisce.

“La conversione è lo scopo del personal branding” ed il valore di una comunità che ti segue o di un database di email sta diventando inestimabile.

Spesso però confondiamo il branding solo con i numeri, ovvero associamo la popolarità di una persona ai follower o agli amici che questa ha sui principali social. In parte sicuramente i numeri servono e sono parte della strategia (la prima) di branding ma i fattori che fanno veramente la differenza come sempre sono i contenuti.

I contenuti spesso non vengono da soli e quindi i numeri servono veramente a poco. Per questo vi dico che è meglio il silenzio. 

Comunque se volete aumentare i vostri “numerini” la soluzione è da ricercare nei vari software online siano questi usati in maniera gratuita o a pagamento. Ce ne sono diversi, io, ad esempio, uso Crowdfire che trovo comodo ed intuitivo sia nella versione desktop che come App. Uso la versione gratuita che lavora con twitter e instagram. Ma prima di iniziare con Crowdfire vi consiglio di leggere questo articolo.

Nell’ ultima release di Crowdfire sono state aggiunte diverse ulteriori funzioni tra cui la possibilità di pubblicare i contenuti direttamente su tutti i social (cosa che sconsiglio visto che ogni social ha bisogno di una sua comunicazione), sia istantaneamente, sia programmando l’ora ed il giorno (i maniaci dei social sanno quando i loro utenti sono più attivi e quindi postano, in genere, quando è più alta la probabilità che il loro post o tweet riceva maggiori visualizzazioni).

Ma come si usa questo attrezzo? Vediamolo.

Di fatto le funzioni più importanti sono le seguenti:

Non seguaci
Permette di visualizzare le persone che non vi seguono e di toglierle dalla vostra lista di utenti seguiti riducendo così, con il tempo, il “numerino“ dei “FOLLOWING” che se è più alto dei “FOLLOWER” è quasi una disgrazia 🙂

Non più seguaci recenti
Qui trovate chi vi ha seguito per qualche istante prima di capire che non gli interessavate e quindi vi ha lasciato. E’ un indicatore da controllare: potete lasciare anche voi chi non vi segue più anche perché altrimenti i “numerini” non tornano!

Copia seguaci
Questa funzione vi permette di andare ad intercettare i seguaci di un altro utente e di chiedere loro il follow. Prendete le persone che hanno interessi simili ai vostri o che si occupano delle stesse attività e copiate! Vi consiglio di non farlo barbaramente ma se avete tempo date almeno un occhio a chi scegliete altrimenti rischiate, in alcuni casi, di trovarvi pieni di stranieri che scrivono in arabo. Per chi poi vi cerca ed ha un po’ di malizia non è bello vedere tutte persone di questo genere.

Automatizza
Funzione interessante che vi consente di inviare un messaggio di benvenuto a tutti coloro che iniziano a seguirvi. Potete inserire una “call to action” (ovvero un link a quello che volte vendere!). Nella versione gratuita ci rimane però il link a Crowdfire. Io personalmente non la uso.

Keyword Follow
Funzione che vi permette di trovare seguaci in base agli hashtag di tendenza o di vostro interesse. In questo momento io la sto usando poco ma per esempio potrebbe interessarvi cercare chi scrive su #webmarketing, se lavorate in questo settore.

Altro
Delle altre funzioni ve ne potete sbattere, almeno in un primo momento (finché non avete un buon numero di utenti) e con tanta pazienza e perseveranza, visto che avete un limite di massimo 50 follow ogni 24 ore (almeno che non compriate la versione a pagamento), ogni giorno usare gli strumenti che vi ho indicato.

Vi ho dato alcune dritte, provate e fatemi sapere e se volete diventare dei “guru” e fare “personal branding” armatevi di tanta pazienza e siate sempre creativi nei vostri post o tweet.

E comunque rimango dell’opinione che: “Fa in modo che il tuo discorso sia migliore del tuo silenzio o taci”

Susan Kare

Susan Kare – Pioniera della Pixel Art

Durante una della notti insonni stavo girando sulla rete curiosando in particolare nella storia di Apple e della sua nascita e crescita. Ovviamente come tutti mi ero focalizzato sulla figura di Steve Jobs e della sua vita fuori e dentro la Apple passando fra le varie interpretazioni del personaggio sia negative che positive ( a me piacciano quelle positive ).

Senza dubbio rimane una figura unica, un genio che ha contribuito allo sviluppo della tecnologia a livello mondiale.

Pian piano che leggevo vari aneddoti, storie e vedevo immagini maturavo l’idea che Jobs ha avuto anche, non so se per caso o per genio, la fortuna di avere al suo fianco dei collaboratori fantastici, anche loro dei geni, che anch’essi a loro modo hanno contribuito alla sua fama ed a quella del marchio Apple.

In particolare sono rimasto affascinato da due collaboratori, due donne due miti:

Susan Kare parte del team Mac iniziale, con il compito di progettare il design delle icone e della ‘user interface’. Il suo stile minimalista è stato ripreso da designer di tutto il mondo, diventando un modello.

Sarah Clark che nei due anni necessari alla compilazione del codice “Newton platform” non lasciò quasi mai il suo ufficio pur avendo un figlio neonato che portava con sé. Il Newton prometteva la facilità d’uso combinata con un sistema di riconoscimento della scrittura e persino un riconoscimento vocale (anche se solo in inglese e solo per alcuni modelli). Pur non avendo avuto successo il sistema Newton continuò ad avere un certo seguito.

Delle due, data la mia passione per il design, sono rimasto incantato dal genio e dalla storia di  Susan Kare pioniera della Pixel Art che disegnò molti dei font, delle icone e degli elementi grafici del Mac OS.

Fra le sue opere più famose ci sono:

I FONT: Chicago, Cairo, Geneva
font

LE ICONE: Dogcow, Mac felice, simbolo del tasto comando
icone

Fra le sue opere ci sono:

  • parte dell’interfaccia grafica di Windows 3.1
  • le carte del celeberrimo Solitario
  • parte di OS/2 e di Nautilus
  • le icone per i “regali” virtuali presenti su Facebook

Notizia delle ultime ore è che la Kare farà parte del team dei creativi di Pinterest, non come rappresentante dell’azienda, ma lavorerà a tempo pieno per la grafica del sito.

Per maggiori dettagli http://www.kare.com/ dove trovate il fantastico portfolio di Susan e lo store http://www.kareprints.com/ dove potete comprare le stampe autografe in edizione limitata delle sue più famose creazioni. Io un paio le acquisto!

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Alla fine che dire, è evidente che il successo di un’azienda, ed in questo caso anche di una persona, deriva molto spesso anche dalla genialità dei propri collaboratori.
N.B. Le donne stanno un passo avanti !!

Perché Tesene? Tutti lo chiedono, ecco come nasce il nome

Mi capita spesso che clienti o collaboratori, mi chiedano questo: “ma cosa significa Tesene? Da dove nasce?”

Ecco svelato l’arcano.

La storia nasce nel lontano 2000 quando io ed il mio compagno di (s)ventura 🙂 Tommaso decidemmo di far nascere questa agenzia web.

In un primo momento, presi dall’entusiasmo e da qualche mania di grandezza (credo sia valido per tutti gli imprenditori), ci focalizzammo verso uno dei nomi più famosi e conosciuti in fatto di società.
ACME, l’azienda immaginaria nel cartone animato Road Runner e Wile E. Coyote.

Il nostro obiettivo principale comunque, era individuare un nome che avesse tutte le estensioni principali di dominio libere per poter proteggere il marchio da eventuali acquisti di terze persone (o di un Bugs Bunny particolarmente aggressivo).
Al tempo (ed anche oggi) i domini erano oggetto di forti speculazioni e ladrocini ed era molto comune, non essendo completa la relativa legislazione, sentire di domini venduti a cifre esorbitanti. (Qualcuno c’ha fatto i soldi).

Evidentemente il dominio ACME era stra-occupato anche nelle estensioni del Burundi e decidemmo (per fortuna) di inventarci un nome diverso.
Non oso ripetere qui le assurdità e le castronerie che vennero fuori compreso un bel “Puppa” :-).

Solo dopo qualche tempo e per caso, abbiamo scoperto che i prodotti della finzione Acme Corporation non solo erano generici, (A Company Making Everything – ossia azienda che produce qualsiasi cosa), ma anche soggetti a errori e che quindi l’origine greca della parola ACME (ακμή – eccellenza) era stata usata in senso ironico.

Quindi niente ACME ma w Road Runner e Wile E. Coyote!

Alla fine, presi dallo sconforto, credo Tommaso, ebbe un’ intuizione geniale “prendiamo delle parole che riconducano al nostro business e proviamo a mischiarle”.
Prova e riprova, venne fuori Tesene. Suonava bene e approvammo!
I DOMINI ERANO LIBERI (ci voleva “di morto”, traduz. dal pisano: TANTO)

Te = Tecnologia
Se = Servizi
Ne = Network

A chi me lo chiede, ora posso dire vai sul blog e leggilo. Finalmente!! 🙂

E ora i Loghi.
Il primo logo di Tesene (mi raccomando altrimenti Tommaso si incavola il logo è quello blu ovvero la piastra)

logo_Tesene

L’evoluzione del logo (deh ci hanno smussato gli angoli)

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L’ultima release del logo (in cui viene stilizzato il tornado che era l’immagine principale di Tesene unita ad una citazione)

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Schermata 2015-07-31 alle 12.27.58

Il mio concetto di web 3.0 ha a che fare con la terra

Qualche giorno fa ho pubblicato questa immagine. Non mi ha sorpreso non vedere interazioni sul post. Perché associare la terra e delle mani sporche al concetto di web 3.0 è un po’ da folli, o quantomeno particolari!

Un sacco di persone parlano di Web 3.0 ma in realtà non solo non esiste, ma di fatto nessuno sa bene cosa sarà, visto che una definizione unica non esiste ed è difficile darla.

Per me la cosa che più si avvicina è proprio la terra. La coltivazione della terra per essere precisi.

In questi 5 punti:

Ci si deve sporcare le mani senza troppe chiacchiere.

Curare il cliente come se fosse un germoglio appena spuntato dalla terra.

Dobbiamo nutrirlo di informazioni

Crescere insieme a lui senza riempirlo di troppe nozioni

Fornirgli dei risultati

E quando ha raggiunto la sua piena crescita gioire con lui per i risultati ottenuti e raccogliere i frutti del comune sforzo.

Io vivo nel backstage del web, tutti i giorni sudo sulla tastiera il “pane quotidiano”.
E ho studiato agronomia, ho dato un sacco di esami di chimica. A me le cose, devon tornare come una formula. I discorsi al vento. Che vadano a concimare altrove.

Il futuro sarà per quelli che hanno seminato nel modo giusto ed hanno aspettato con pazienza di vedere i propri frutti.

Si perché in natura i frutti sono il mezzo per creare altri semi.

#telodiceilduca

La gestione di una digital agency e la PASSIONE

Sono ormai 15 anni che faccio questo lavoro e uno dei problemi più importanti rimasto ancora in ballo riguarda la gestione dei progetti.

Quando siamo partiti, come ho fatto io, in due persone in un garage e con un background che non ha niente a che fare con il settore e sei spinto dalla PASSIONE non ti poni nemmeno il problema, le informazioni sono poche come i clienti e fai tutto a braccio.

Dopo la prima fase comunque gli anni passano ed il personale, per fortuna, da gestire aumenta e la prima domanda che ti poni è : esiste uno strumento già fatto, magari anche open che riesca a darmi una mano? La prima risposta: NO!

Ho provato e testato decine di software, anche a pagamento, ma nessuno di questi, secondo me, è pensato o realizzato per gestire una digital agency che, come la mia, ha una complessità e varietà di servizi che copre l’intera filiera della web. Fate conto che noi partiamo dalla gestione di una server farm, alla realizzazione di siti e software complessi fino ad arrivare alla gestione e ideazione di campagne di web marketing strutturate.

Nel mentre che provi a cercare una soluzione ovviamente devi produrre e ti devi evolvere e quindi per una ditta come la mia vuol dire inserire nuove figure, valutarne altre e gestire quelle presenti ( oltre a tutte le altre questioni amministrative/commerciali ). In questo momento in cui hai tutto questo carico e pressione e non hai strumenti si creano i famosi come dico io “scivoli“, vieni cioè sepolto da un’infinità di richieste dalle più banali a quelle più complesse (argomento che verrà trattato in sede separata).

Sbatti la testa ovunque fino ad arrivare ad un punto in cui numeri aziendali ti consentono di attivare dei collaboratori a cui riesci a delegare parte delle richieste e quindi concentrarti su altro. Ovviamente anche loro avranno lo stesso problema della gestione dei progetti.

Nel mio caso abbiamo diviso le risorse in tre reparti: realizzazione, tecnico e marketing. A ciascuno di essi abbiamo assegnato un responsabile che ha il compito di gestire le risorse ed i progetti.

In soldoni, alla complessità della prima ricerca se ne aggiunge un’altra, ovvero che ogni reparto lavora e ha termini di progettazione, realizzazione e durata di progetto totalmente diversi.

Arrivati a questo punto ti devi chiedere che tipo di software stai cercando. Per me è stato ed è:

  • la gestione di un progetto globale ( farm, realizzazione, marketing) divisibile in task sia ricorsivi che non
  • Avere la misurazione dei tempi sui singoli task assegnati ai collaboratori
  • Sapere se su un progetto l’azienda ha guadagnato o rimesso
  • Gestire le richieste di correzione bug
  • Avere un calendario per la pianificazione delle attività per singolo collaboratore
  • Gestire le urgenze
  • Un pacco di stats

Scoraggiato nella ricerca le alternative sono due: o ti adatti con milioni di fogli Excel oppure, se hai la possibilità, come abbiamo fatto noi, te lo sviluppi in casa, tagliato su misura per te, magari utilizzando come base strumenti già esistenti e facendoli parlare fra di loro. Investimento senza dubbio importante ma con dei ritorni successivi senza dubbio interessanti.

Ad un certo punto ti chiederai, per la storia degli “scivoli“, ma chi me lo fa fare?

Beh nel mio caso la PASSIONE per il mio lavoro e la fortuna di avere accanto persone che oltre a farmi incavolare mi fanno anche SORRIDERE