Novità Facebook: cambiano le impostazioni per muoversi tra profilo e pagina

Negli ultimi tempi Facebook ha effettuato numerosi cambiamenti importanti che riguardano il suo utilizzo e l’implementazione di varie funzionalità, in particolare per le pagine aziendali.

In questo articolo voglio soffermarmi sulle modifiche delle impostazioni per muoversi tra profilo personale e pagina (o pagine) aziendale associata a quel profilo, nel caso in cui non si utilizzi Business Manager (di questo ampio argomento parleremo in un altro articolo).

Fino a qualche tempo fa, per spostarsi dal proprio profilo personale ad una pagina aziendale associata a tale profilo, era sufficiente cliccare sul triangolo rovesciato in alto a destra nella barra blu e scegliere, attraverso l’opzione “usa facebook come”, se continuare la navigazione su Facebook come profilo personale o accedere alla pagina aziendale amministrata.

Nel caso in cui si scegliesse la seconda opzione, si veniva reindirizzati alla pagina aziendale e si “diventava” la pagina; questo consentiva automaticamente di scrivere i post sulla pagina a nome della pagina stessa ed effettuare tutte le azioni social (mettere “mi piace” a post e ad altre pagine, commentare e condividere) direttamente come pagina.

Da un po’ di tempo questa cosa non è più possibile, o meglio, è sempre possibile e – a mio avviso – anche più agevole, ma differenti sono i passaggi da fare.

Innanzi tutto lo “switch” tra profilo e pagina non è più visibile, come avveniva prima, dalla barra blu in alto: in essa rimane sempre visibile il nome del profilo personale.

Lo switch, adesso, può essere fatto sul singolo post, cliccando sul quadrato in fondo a destra di ogni box del post:

Lo stesso procedimento vale per effettuare azioni social:

Per mettere il “mi piace” a nome della pagina che gestiamo su altre pagine aziendali, è necessario cercare la pagina a cui vogliamo mettere il “mi piace” e cliccare sul bottone con 3 pallini posizionato all’estrema destra, sul menù in sovraimpressione sull’immagine di copertina; si aprirà un menù a tendina sul quale è possibile selezionale la voce “metti mi piace a nome della pagina”:

A questo punto si aprirà un box dal quale è possibile selezionare la pagina di cui siamo amministratori, con la quale vogliamo dare un like a un’altra pagina aziendale che ci piace.

Infine, per visualizzare il newsfeed della pagina, ovvero andare a vedere i post delle pagine aziendali a cui abbiamo messo “mi piace” a nome della pagina, è necessario cliccare sulla nuova sezione posta a sinistra della home della pagina, intitolata “vedi la sezione pagine”:

E se, una volta approdato nel newsfeed vuoi cercare altre pagine a cui mettere “mi piace” a nome sempre della pagina che stai gestendo, basta cliccare in alto su questo pulsante verde:

Spero che questo breve articolo possa esserti utile se hai riscontrato ultimamente difficoltà nel passaggio da profilo personale a pagina aziendale.

Se hai altre domande su questo argomento ti invito ad utilizzare lo spazio commenti qui sotto per porre i tuoi dubbi.

Questo è solo un piccolo aspetto degli enormi cambiamenti che Facebook sta mettendo in atto e ai quali dedicheremo certamente altri spazi di approfondimento su questo blog.

Saldi? Si, ma non solo a gennaio. Ecco Le App per fare occasioni tutto l’anno.

I saldi sono partiti e la corsa alle occasioni è lo sport preferito di gennaio.

L’importante comunque è perdere kili di troppo accumulati durante le feste!

Quello che consiglio però è di non rinunciare alle occasioni tutto l’anno.
Non solo ad acquistarle ma a anche a vendere cose che non usiamo più.

Come? Semplice, è tutto a prova di smartphone.

E’ sempre più di moda DEPOP, un’applicazione tutta italiana che si è fatta conoscere anche in Europa.
Molto facile da usare (pure troppo), pagamento con PayPal. Ogni utente può mettere la foto di un suo vestito o accessorio, inserirne descrizione e prezzo e metterlo in vendita sulla app.
Oppure può comprare da un altro utente.
Per gli amanti della contrattazione del prezzo, si può scrivere privatamente al venditore.
(disponibile su App Store e su Play Store).

Più orientata all’aspetto di geolocalizzazione è Shpock, una app dedicata all’acquisto e vendita di oggetti stile mercatino dell’usato.
Io amo i mercatini dell’usato, amo girarli. Mi piacciono gli odori, la caoticità, la gente curiosa.
Ricordo ancora il mercato delle pulci a Parigi. Sembra di entrare nel paese delle meraviglie di Alice.
Sarei rimasta ore e ore.
Ma in mancanza di tempo, questa è l’app che più si avvicina al concetto di mercatino delle pulci.
Se vuoi vendere carica una foto del tuo articolo, inserisci un titolo e una breve descrizione.
Fissa un prezzo e il prodotto è pronto per la vendita!
Puoi vendere qualsiasi cosa: proprio come ai mercatini e Shpock non trattiene percentuali!
Disponibile sia per Android che iOS.
Unica cosa: troverete veramente di tutto! Come nei migliori mercatini delle pulci 😉 Quindi fate una buona selezione!

In ultimo segnalo Etsy. 22 milioni di acquirenti di tutto il mondo che possono comprare articoli unici.
Unici perché a differenza degli altri due, qui ci sono molti oggetti fatti a mano dal proprietario del negozio.
Il sistema di vendita e pubblicità del singolo negozio è assai più strutturata rispetto alle altre due app.
Consiglio un’occhiata alla sezione gioielli vintage…per gli amanti c’è qualcosa di davvero carino.

E concedetemi una piccola digressione su quello che ci sta “dietro” a queste applicazioni così usate e definite così utili. Non è solo il risparmio. Non è solo una questione economica.

E’ una questione di percepire tante possibilità, di osservare il prodotto e confrontarlo e di avere la comodità delle cose a portata di mano.

Queste applicazioni fanno si che le persone, sempre più impegnate e alla ricerca di tempo, non abbiano il “disagio” di ricevere da un qualsiasi commesso un “No, mi spiace, l’oggetto non lo abbiamo”.

E’ il rifiuto che siamo sempre più inclini a non accettare: investo tempo e non voglio buttarlo in una ricerca negozio per negozio che magari diventa inutile e senza acquisto.
Preferiamo dire “Non l’ho trovato, lo devo cercare meglio”. In due parole: possibilità e autonomia.

Ecco quindi un invito sincero a tutti coloro che hanno negozi e botteghe, ad aprire i propri orizzonti di vendita, non per chiudere il negozio che è l’anima di qualsiasi città (Lucca, la città dove vivo, è meravigliosa proprio grazie ai negozi e alle piccole botteghe che riescono a reggere questo cambiamento epocale), ma proprio per tenerlo aperto come fonte attrattiva ma non come unico veicolo di vendita.

Klink, il social che retribuisce le tue foto

Come già abbiamo detto più volte i contenuti visuali, sul web e sui social, fanno da padrone.
Lo abbiamo visto con Instagram e Pinterest, analizzando i benefici che l’utilizzo di questi social possono portare ai brand nella loro strategia di social media marketing e di web marketing in generale.

Proseguendo sulla scia dei social network dedicati ai contenuti fotografici e video, in questo post vi voglio parlare di un nuovo social network, sullo stile di Instagram, che da qualche mese è scaricabile su dispositivi mobili.

Si tratta di Klink, una nuova piattaforma di social networking dedicata alla fotografia e ai video che, però, a differenza dei suoi simili più noti, ha come peculiarità  quella di remunerare i suoi utenti in base alle visualizzazioni ottenute.

Sì, hai capito bene: agli utenti iscritti che condividono foto o video, Klink riconosce delle somme di denaro che diventano sempre più copiose  all’aumentare delle visualizzazioni uniche ottenute e delle interazioni ricevute sui loro contenuti.

Tranquill*, anche in questo caso, il rischio di diventare ricchi non esiste! 😀 Nemmeno quello di diventare benestanti. Se poi già ti stai immaginando su una spiaggia ai Caraibi a vivere di rendita postando su Klink le foto dei tramonti e dell’acqua cristallina del mare, ho il dovere di informarti che sei sulla strada sbagliata 😀

Infatti per riuscire a guadagnare una piccola somma di denaro le visualizzazioni devono essere davvero molte: ogni 1000 visualizzazioni uniche arriveranno 2 dollari.

Tuttavia, a fronte di un pagamento di 0.99 dollari, Klink ti dà l’opportunità di acquistare l’opzione featured a cui è dedicata una sezione specifica delle gallery e che permette agli utenti di ottenere molta più visibilità rispetto alla pubblicazione “gratis”!

Per chi potrebbe essere particolarmente consigliato Klink?

Posso dirti che se la tua passione è la fotografia o il visual storytelling, cioè raccontare storie attraverso foto e video e magari già usi Instagram con buoni risultati di engagement, allora l’approdo a Klink può essere per te il passo successivo.

Infatti, se riesci ad ottenere una buona visibilità nel newsfeed con un alto livello di scatti visualizzati, potrai diventare influencer della piattaforma ed ottenere l’inserimento all’interno della sezione creators; questo ti consentirà anche di guadagnare qualche dollaro in più.

Insomma, ormai ti è certamente sempre più chiaro quanto le immagini sul web creino valore:

evocano immediatamente le nostre emozioni, rappresentano un linguaggio universale, generano più engagement rispetto ad altri tipi di contenuti e adesso, con l’avvento di Klink, possono generare anche introiti monetari!

Fammi sapere nello spazio commenti qua sotto se stai provando ad utilizzare Klink e come va!

Perché un brand dovrebbe utilizzare Pinterest nella propria strategia di social media marketing

Perché un brand dovrebbe utilizzare Pinterest

 

Pinterest non è un social network. Pinterest è una droga. Finalmente l’ho detto! 🙂

Per chi ancora non conosce e non utilizza questo strumento era doveroso dare questo avvertimento! 🙂 Una volta entrati in Pinterest difficilmente se ne esce, perché è un mondo meraviglioso! Non ho ancora incontrato nessuno che non si sia letteralmente entusiasmato utilizzando questo social network.

Ma conosciamolo più in dettaglio, soprattutto cercando di analizzare quali possono essere i benefici di Pinterest per un brand.

Pinterest è il social fotografico per eccellenza. Non è ancora molto diffuso in Italia – perlomeno non a livello di altri social come Facebook e Twitter – tuttavia sono certa che avrà ampi margini di crescita proprio per la sua natura. I contenuti visuali, infatti, rappresentano il futuro del web marketing.

Nell’epoca in cui la risorsa che scarseggia di più è il tempo, anche quando ci approcciamo al web abbiamo necessità di “fare presto”. E nell’epoca in cui abbiamo sempre meno tempo per leggere i contenuti testuali, per comunicare niente diventa meglio di una bella immagine che vale più di mille parole! Senza considerare il maggior effetto virale che innesca una immagine o un video rispetto a un lungo testo.

E’ per questi motivi che un brand in procinto di attuare una strategia di social media marketing deve tenere in considerazione la possibilità di utilizzare Pinterest insieme ad altri social più noti e diffusi.

Pinterest è a prevalenza di quote rosa, nel senso che circa il 70% degli utilizzatori è donna ed i settori merceologici che hanno maggior successo sono la moda, l’arredamento, il food. Ma questo non significa che non ci sia spazio per altro, se si sa come approcciare efficacemente a questo social.

In particolare un brand dovrebbe utilizzare Pinterest per:

  • Fare Visual Storytelling: cioè raccontare storie che ruotano intorno al brand utilizzando contenuti visuali, che – come abbiamo detto – rispetto alla parola scritta si portano dietro un carico emozionale maggiore e più diretto, consentendo di far trasparire una immagine più “umana” del brand.
  • Conoscere la propria “community” e quindi i propri potenziali clienti. Infatti Pinterest nasce con lo scopo di far condividere dagli utenti immagini inerenti le proprie passioni ed i propri interessi, organizzandole in bacheche tematiche in cui essi possono inserire le proprie foto o andare a “repinnare” le foto di altri utenti o, appunto, di brand. Per le aziende queste rappresentano informazioni di estrema importanza per scoprire nuove tendenze, gusti, desideri e preferenze dei propri potenziali clienti.
  • Pinterest dà la possibilità di creare, all’interno di un unico account, differenti bacheche. Grazie a queste raccolte è possibile per un brand differenziare la propria comunicazione rivolgendola a molteplici target e quindi anche andare ad inserirsi in varie nicchie di mercato.
  • Avere una nuova fonte di traffico al proprio sito o al proprio e-commerce. Come tutti i social network anche Pinterest può funzionare come “cassa di risonanza” per i siti, gli e-commerce e tutte quelle landing page volte a far compiere una conversione da parte di un utente web. Le foto possono infatti essere linkate a risorse esterne a Pinterest (se si pinnano direttamente dal sito si portano automaticamente dietro il link della pagina del sito da cui sono state prese). Grazie a questa funzione quindi Pinterest può rappresentare un’ottima vetrina dei prodotti dando, inoltre, la possibilità all’utente di andare ad approfondire la descrizione di essi sul sito del produttore o sull’e-commerce.
  • Più possibilità di essere “visti” rispetto ad altri social network. Un pin ha un ciclo di vita molto più lungo rispetto ad esempio ad un post su facebook o ad un tweet e riesce a rimanere visibile e a generare traffico anche molte settimane dopo la sua pubblicazione. Questo aspetto tecnico ha un risvolto marketing molto interessante. I tempi su Pinterest scorrono più lenti e “rilassati” rispetto ad altri social e questo rende la comunicazione più efficiente ed efficace.
  • Negli ultimi tempi Pinterest ha messo a disposizione anche strumenti di analisi delle performance, le “Pinterest Analytics” che forniscono statistiche sulle impressioni, i repin e i click ricevuti, dati demografici ed interessi sul pubblico che ha visitato le bacheche e sulle attività del sito web.
    Inoltre – per il momento attivi solo negli USA, ma probabilmente prossimamente a disposizione anche per gli utenti europei – Pinterest ha introdotto i “promoted pins”, cioè pin sponsorizzati, e il tasto ”Compra”, cioè la possibilità di acquistare i prodotti direttamente all’interno della piattaforma. Aspettiamo in gloria il momento di poterli provare anche noi! 🙂

Nel frattempo, vi consigliamo – se già non lo avete fatto – di trascorrere qualche decina di minuti su questo interessantissimo social network, il suo funzionamento è estremamente intuitivo e, se lo volete utilizzare per il vostro brand, provate a mettere in pratica qualcuna delle azioni che vi ho indicato sopra. Vedrete che – già dal primo momento – le decine di minuti si trasformeranno in mezz’ore, poi ore, poi mezze giornate, poi nottate… sarà molto divertente e non riuscirete più a scollegarvi! Per ricordarmi di scollegarmi io metto la sveglia!!! Magari questo suggerimento potrebbe esservi utile! 😉

Allora provate e fatemi sapere come va usando lo spazio commenti qua sotto!

la conversione è lo scopo del personal branding

Personal Branding, tutti ne parlano. Ma basta solo aumentare i “numerini” ?

In questo periodo va di moda parlare di “personal branding” e delle attività online mirate a rendere il proprio brand (immagine) online.

In qualche modo se ne parla a ragion veduta visto che la tendenza è quella che le aziende “ci mettano la faccia” ovvero che siano in qualche modo ricollegate ad una persona che le rappresenti.
Allo stesso tempo, visto che ormai tutte le nostre attività passano dal web, anche i professionisti (architetti, assicuratori, mediatori e molti altri) si stanno muovendo nel crearsi online una propria identità al fine di accrescere la propria popolarità.

Il fine è sempre lo stesso ovvero andare ad intercettare la mail o il contatto di quegli utenti che potrebbero essere interessati ad un prodotto o servizio che l’azienda o il professionista fornisce.

“La conversione è lo scopo del personal branding” ed il valore di una comunità che ti segue o di un database di email sta diventando inestimabile.

Spesso però confondiamo il branding solo con i numeri, ovvero associamo la popolarità di una persona ai follower o agli amici che questa ha sui principali social. In parte sicuramente i numeri servono e sono parte della strategia (la prima) di branding ma i fattori che fanno veramente la differenza come sempre sono i contenuti.

I contenuti spesso non vengono da soli e quindi i numeri servono veramente a poco. Per questo vi dico che è meglio il silenzio. 

Comunque se volete aumentare i vostri “numerini” la soluzione è da ricercare nei vari software online siano questi usati in maniera gratuita o a pagamento. Ce ne sono diversi, io, ad esempio, uso Crowdfire che trovo comodo ed intuitivo sia nella versione desktop che come App. Uso la versione gratuita che lavora con twitter e instagram. Ma prima di iniziare con Crowdfire vi consiglio di leggere questo articolo.

Nell’ ultima release di Crowdfire sono state aggiunte diverse ulteriori funzioni tra cui la possibilità di pubblicare i contenuti direttamente su tutti i social (cosa che sconsiglio visto che ogni social ha bisogno di una sua comunicazione), sia istantaneamente, sia programmando l’ora ed il giorno (i maniaci dei social sanno quando i loro utenti sono più attivi e quindi postano, in genere, quando è più alta la probabilità che il loro post o tweet riceva maggiori visualizzazioni).

Ma come si usa questo attrezzo? Vediamolo.

Di fatto le funzioni più importanti sono le seguenti:

Non seguaci
Permette di visualizzare le persone che non vi seguono e di toglierle dalla vostra lista di utenti seguiti riducendo così, con il tempo, il “numerino“ dei “FOLLOWING” che se è più alto dei “FOLLOWER” è quasi una disgrazia 🙂

Non più seguaci recenti
Qui trovate chi vi ha seguito per qualche istante prima di capire che non gli interessavate e quindi vi ha lasciato. E’ un indicatore da controllare: potete lasciare anche voi chi non vi segue più anche perché altrimenti i “numerini” non tornano!

Copia seguaci
Questa funzione vi permette di andare ad intercettare i seguaci di un altro utente e di chiedere loro il follow. Prendete le persone che hanno interessi simili ai vostri o che si occupano delle stesse attività e copiate! Vi consiglio di non farlo barbaramente ma se avete tempo date almeno un occhio a chi scegliete altrimenti rischiate, in alcuni casi, di trovarvi pieni di stranieri che scrivono in arabo. Per chi poi vi cerca ed ha un po’ di malizia non è bello vedere tutte persone di questo genere.

Automatizza
Funzione interessante che vi consente di inviare un messaggio di benvenuto a tutti coloro che iniziano a seguirvi. Potete inserire una “call to action” (ovvero un link a quello che volte vendere!). Nella versione gratuita ci rimane però il link a Crowdfire. Io personalmente non la uso.

Keyword Follow
Funzione che vi permette di trovare seguaci in base agli hashtag di tendenza o di vostro interesse. In questo momento io la sto usando poco ma per esempio potrebbe interessarvi cercare chi scrive su #webmarketing, se lavorate in questo settore.

Altro
Delle altre funzioni ve ne potete sbattere, almeno in un primo momento (finché non avete un buon numero di utenti) e con tanta pazienza e perseveranza, visto che avete un limite di massimo 50 follow ogni 24 ore (almeno che non compriate la versione a pagamento), ogni giorno usare gli strumenti che vi ho indicato.

Vi ho dato alcune dritte, provate e fatemi sapere e se volete diventare dei “guru” e fare “personal branding” armatevi di tanta pazienza e siate sempre creativi nei vostri post o tweet.

E comunque rimango dell’opinione che: “Fa in modo che il tuo discorso sia migliore del tuo silenzio o taci”

Klout è uno strumento che permette di capire quanto una persona è influente sui Social

Dottore, mi si è abbassato il Klout!

Sono una tipa un po’ pragmatica e mi piace spesso ribadire i concetti affinché si stampino bene nella mente e tu possa trarne concreti benefici.

Sono anche una tipa che ama molto utilizzare le citazioni. In questo caso utilizzerò repetita iuvant!

Infatti l’ho già detto qui ma lo ripeto: sui social non si sta a “pettinare le bambole”o a “girarsi i pollici”. Cioè, lo puoi anche fare ma non ti servirà a molto.  Piuttosto fatti una passeggiata al mare!

Che ci piaccia o no, i social media sono una “cosa seria”.

Oltre ad essere strumenti da integrare in maniera sinergica con altri nelle strategie di digital marketing aziendali o in quelle di branding, rappresentano anche gli specchietti attraverso i quali noi stessi ci mostriamo al mondo e attraverso i quali il mondo ci… “attribuisce un punteggio di valore”!

Sì, sì, hai capito bene: un punteggio di valore.

Come può accadere tutto ciò…?!

Facciamo un breve viaggio insieme, alla fine del quale anche tu potrai scoprire in modo semplicissimo “quanto vali” nel mondo digitale (ovviamente sempre che tu già non lo sappia!).

Esistono, infatti,  algoritmi in grado di stimare e attribuire un valore numerico al “peso” della tua presenza sui social.

Il più famoso in grado di fare questo è Klout.

Questo strumento fornisce Una valutazione della tua influenza, in base al modo in cui la gente interagisce con i contenuti che posti sui social media”, spiega Joe Fernandez, cofondatore e CEO di Klout.

Che cosa fa quindi Klout?

Klout analizza milioni di dati ogni giorno per comprendere chi sono i migliori creatori di contenuti sui social, ed aiutare i brand ad entrare in contatto con queste persone. I risultati di questa analisi sono poi riassunti in un punteggio che viene assegnato a ciascun social addicted una volta che si iscrive a Klout.

Per ottenere i dati che servono, Klout analizza diversi tipi di azioni su 15 diversi social media: il retweet, il like e il reply su Twitter, like, share e commenti su Facebook e così via per aggregarli infine tutti insieme ed elaborare un unico indicatore: i numerino a te assegnato (da 0 a 100)! 🙂

Qual è il punteggio medio su Klout?

Il punteggio medio su Klout si attesta su 41, perciò se il tuo punteggio è superiore a questo numero puoi ritenerti più influente della media degli utilizzatori dei social.

Sopra i 60 punti troviamo produttori di contenuti particolarmente attivi ed ingaggianti.

Ma più si sale col punteggio più è facile rimanere “bloccati”. E’ quindi molto difficile raggiungere punteggi ritenuti particolarmente elevati come ad esempio 80.

Quanto è affidabile Klout?

A questa domanda non posso rispondere con certezza. E forse la domanda stessa è mal posta, nel senso che – più o meno affidabile – l’unica cosa certa è che oggi Klout rappresenta un indicatore standard internazionale dell’influenza di una persona sui social.

Esso, soprattutto in America, viene utilizzato da più di 120 aziende per capire chi sono gli influencer da eventualmente ingaggiare per strategie pubblicitarie. Inoltre molte altre aziende utilizzano questo indicatore nella selezione del personale.

Adesso ti è un po’ più chiaro il concetto che ormai i social sono una cosa seria… Vero?! 🙂

Sì, mi è chiaro, ma insomma… che me frega di Klout?

Infatti. Klout è una di quelle cose che puoi tranquillamente ignorare. Del resto magari lo hai fatto fino ad ora ed hai vissuto bene.

Sostanzialmente usare o no Klout – come del resto un po’ tutto in questo mondo – dipende da te, dai quali sono i tuoi obiettivi ed i motivi che ti spingono ad avere e mantenere una presenza digitale.

Alle aziende, invece, Klout interessa e molto. Probabilmente nel prossimo futuro questo interesse aumenterà e si diffonderà. Questo è già un buon motivo per cui potrebbe interessare anche te!

Già da diverso tempo, ormai, le persone e le aziende cercano le altre persone su Facebook, Twitter, ecc. al fine di carpire più informazioni possibile su di loro ed iniziare a farsi un’idea della personalità, dei talenti, delle passioni e del modo di comunicare se stessi online.

Perciò un passo da fare per costruire una corretta strategia di personal branding è anche quello di “misurare” la propria influenza online da subito.

L’importante è mantenere sempre il lumino della ragione acceso ad illuminare la strada davanti a noi…

Klout è uno strumento che si lega a mille altri strumenti i quali, tutti insieme, a loro volta, vanno a creare il vasto mosaico del mondo digitale. Ognuno di questi può essere importante per i tuoi obiettivi di digital marketing o di personal branding, nessuno di questi  è indispensabile nella vita…

Quindi usa quello che vuoi, per quanto tempo vuoi. Evita però – ti prego – di assuefarti ad essi e di assolutizzarli fino al punto magari di arrivare a dire: “Dottore! Mi si è abbassato il Klout… ho perso influenza … non so più chi sono!”.

Tanto più che per il tuo dottore l’influenza è un’altra cosa…

Sii social responsabilmente!!! 🙂

PS: Klout non è l’unico strumento per la misurazione dell’influenza online delle persone. Ce ne sono altri che in futuro affronteremo in altri articoli sempre su questi schermi!

Frammenti di aperitivi social

Fare un aperitivo o 4 chiacchiere con Debora, ha un sapore diverso da altri aperitivi o caffè.
Non è un aperitivo che finisce con “via, alla prossima!”. E no. Un aperitivo con Debora lascia strascichi.

C’è chi dice che “irradia”, che ha una energia molto forte. Io non riesco a farne a meno.
Cioè ciclicamente devo vederla e confrontarmi con lei. Ogni tanto devo assumerla.

E’ un’amica, una ex compagna di Master quando ancora eravamo giovani e innocenti e, soprattutto, è uno specchio potentissimo. A me fa così.

Ieri è arrivata all’appuntamento di corsa, un po’ trafelata e con un gran sorriso. Per annunciarmi il suo ritardo (sei quasi sempre in ritardo Debora, lo posso dire? 🙂 ), ci siamo scambiate qualche SMS (no, niente whatsapp) che riporto qui (grigio Deb, verde io)

conversazione_sms

Ci siamo abbracciate, a me piace molto stringerla forte e il nostro aperitivo Kafkiano è iniziato.
Nel senso proprio di metamorfosi.

Di solito noi parliamo di 8 miliardi di cose in circa un paio di ore. Mi correggo, parliamo di 8 miliardi di volte “noi”. Le sfaccettature della vita, delle persone che incontriamo (alcune meravigliose, altre molto meno) e di come ci infiliamo in queste sfaccettature.

Birra scura. Se è buona, è una gioia berla. Avvolge, è più morbida della bionda. Riesce quasi ad arrivare a una forma “meditativa” tipica del vino rosso.

Insomma tra un progetto e l’altro e qualche nome davvero altisonante che dovrebbe intervistare [Deb scrive molto bene. Una scrittura introspettiva e complessa, mai banale. Sottile e ironica. Di fantasia. Molto reale. Troppo a volte. Preziosa. E quando fa interviste non son proprio tali. Diventano conversazioni], arriva quella riflessione “strascico”.
Quella che ti porti dietro, non finisce con l’aperitivo.

“Vedi Francesca, con i social la letteratura che potrebbe essere letteratura, muore. Per il fatto semplice che un tempo chi sentiva l’esigenza o la chiamata a raccontare, raccoglieva i suoi appunti in un unico luogo, spesso un taccuino, o anche tanti pezzettini di carta. Adesso il pensiero che si ha si frammenta, si sbriciola negli spazi-social. Ma diventando subito “pubblico”, ogni pensiero, si sgonfia nell’illusione stessa di essere soddisfatto – già completo e compiuto – subito dopo averlo “postato”. E’ già il successore di se stesso. E il respiro ampio, da cui nasce la letteratura, si polverizza. Mi consola il fatto che nei blog tutta questa polvere possa essere polvere da sparo. Con la scintilla giusta”.

Eh già Deb. Il dubbio di sempre e una grande consapevolezza: chi fa Marketing deve trovare una strategia di visibilità che possa cogliere tutte le sfaccettature, che renda fruibile e conosciuto un (s)oggetto e non lo frammenti nello spazio del web.
Tuttavia, (riflettevo mentre Deb mi parlava) è il nostro pensiero che ad oggi è frammentato. Non reggiamo più articoli lunghi, o meglio, se lo facciamo dobbiamo deciderlo. Prenderci tempo. Come per un testo di letteratura.

E come possono rendere giustizia i social alla letteratura?
Si può accennare qualcosa poi la profondità la restituisce il libro.
Possiamo incuriosire, dare un là. E fare quell’operazione complessa di tradurre in immagine la complessità di un romanzo, di un libro.

A ogni cosa, il suo Marketing. A ogni storia, la persona.
Le ricette preconfezionate vanno bene solo nel microonde.

Ecco perché bisogna parlarci con le persone, ascoltarle (in generale nella vita, ma anche sul lavoro).
E anche facendo questo si sbaglierà mille volte. Ma uno sbaglio ragionato, ha la possibilità di trasformarsi nella soluzione giusta. Una scelta preconfezionata, rimarrà solo un vuoto packaging.

[La Mora-le]

All’affermazione che a volte sento e che mi viene detta da persone tra loro anche molto differenti “Non serve a nulla stare sui social”, rispondo così:
“Se ci si sta frammentati. Altrimenti, diventa uno spazio in cui “irradiarsi”.
E si deve avere una gran bella luce dentro. Come Debora.

Instagram è una piattaforma davvero molto adatta per il marketing non convenzionale basato sulle immagini.

Instagram come strumento di branding

C’è “vita vera” dentro i social network.

Sbaglia chi pensa che nei social si vada per  trascorrere il tempo a “pettinare le bambole” e che sia ancora possibile stare dentro i social volendo dare di noi o della nostra azienda una immagine non rispondente a quella della vita “reale”.

La dicotomia tra “vita reale” e “vita digitale” non esiste più (sempre che sia mai esistita …). C’è “una” vita che si svolge simultaneamente dentro e fuori dai social. E’ per questo che la filosofia da seguire quando ci si approccia al mondo dei social ormai è solo quella dell’integrazione: riportare online ciò che avviene offline e viceversa.

Se questo vale per chiunque di noi, tanto più vale per i brand, sia nel loro primo approccio ai social, sia per quelli che già li presidiano da molto tempo.

Esistono ormai molti “luoghi” dove i brand possono inserirsi e raccontarsi ai propri interlocutori con lo scopo finale di creare brand awareness, fidelizzare chi già è cliente, portandolo magari anche a farsi ambasciatore del marchio e naturalmente trovare anche nuovi clienti.

Ma questo processo con i social diventa più lungo, probabilmente più lento nella generazione dei risultati finali e forse anche più intimo: infatti per ispirare fiducia nel consumatore oggi un brand deve raccontare molto di se stesso. Se volete che le persone si ricordino di voi, della vostra attività, della vostra azienda, raccontate loro una storia avvincente, coerente e sincera. E fatta sempre più di contenuti visuali. Immagini e video, infatti, hanno la peculiarità di essere subito fruibili, di evocare immediatamente emozioni e quindi di rendere maggiore e più immediata l’interazione.

E’ per questo che vi voglio parlare di uno strumento che potrà aiutarvi in questo, probabilmente il social principe per quanto riguarda la diffusione di immagini: Instagram.

Instagram è una applicazione mobile (si può utilizzare solo da dispositivi mobili) che permette di fare foto ed editarle attraverso appositi filtri gestibili dall’applicazione stessa ed anche attraverso l’utilizzo di vari tool esterni per l’editing.

I suoi punti di forza sono i seguenti:

  • È gratuito.
  • È estremamente intuitivo e concepito in maniera tale da stimolare la creatività di chiunque!
  • Ha una forte capacità di generare engagement (commenti e like), molto maggiore per esempio di quella di Facebook, sia per la minore complessità di funzionamento rispetto a Facebook, sia per il tipo di contenuti che gestisce.
  • Uno studio di Simplymeasured ha evidenziato come le interazioni si sviluppino dal momento della pubblicazione per le 5 ore successive, poi si esauriscano. Questo è un tempo di “sopravvivenza” molto maggiore di quello dei post su Facebook (stimate mediamente 2 ore) o di un cinguettio su Twitter (3 minuti!). Tuttavia i contenuti di qualità riescono a generare engagement anche per molti giorni successivamente alla pubblicazione.
  • Dato il punto precedente, Instagram è quindi un “luogo” ideale per trovare follower e creare community.

Come si comporta un “buon brand” su Instagram?

  • Un brand deve mantenere una costante frequenza di pubblicazione: almeno una immagine al giorno.
  • Attribuire alle foto degli #hashtag possibilmente originali che permettano di riconoscere univocamente il brand. Il limite massimo di #hashtag inseribili per ogni immagine è 30, però è consigliabile non inserirne più di 7-10. Un #hashtag non deve essere mai troppo generico (esempio: #mare, #amore…) perché ovviamente più generico è più sarà utilizzato da un grande numero di utenti e meno sarà in grado di caratterizzare l’immagine. L’ideale è inventare degli #hashtag pertinenti all’immagine ma originali e poco utilizzati in modo tale da aumentare la possibilità che le vostre immagini siano trovate.
  • Mantenere una presenza attiva (seguire, commentare, mettere like).
  • Creare relazioni in particolare con chi ha gli stessi interessi. Questo nella pratica può essere fatto attraverso le @mention di altre persone o brand (senza spammare!!!).
  • Pubblicare immagini dei prodotti, offerte speciali, promozioni particolari.
  • Personalizzare lo stile e le proprie creatività.
  • “Newsjacking”: cioè sfruttare una notizia importante del giorno, un evento, una ricorrenza, una festività per creare e pubblicare delle immagini a tema.
  • Geolocalizzare le immagini. E’ una attività fondamentale perché permette di ordinare le proprie immagini in categorie di interesse e quindi aumenta le possibilità di entrare in relazione con altri utenti che hanno i nostri stessi interessi.

Voglio farvi un esempio virtuoso di utilizzo di Instagram che mi è capitato sotto gli occhi proprio poco prima di mettermi a scrivere questo articolo. Riguarda il caso di un fotografo che, grazie ad Instagram, ha ampliato l’offerta dei suoi servizi fotografici per matrimoni. Utilizzando Instagram, infatti, egli mette a disposizione degli sposi che lo desiderano, la possibilità di vedere in tempo reale, su uno schermo di grandi dimensioni, le fotografie scattate qualche istante prima dagli ospiti con i loro smartphones, attribuendo loro un  #hashtag originale scelto dagli sposi. Inutile sottolineare il divertimento e l’atmosfera di partecipazione e condivisione che si viene a creare fra gli invitati e che sta facendo andare a ruba il servizio offerto!

Instagram è una piattaforma davvero molto adatta per il marketing non convenzionale basato sulle immagini.

Inoltre è ancora un “terreno parzialmente inesplorato” nel senso che è più semplice ed immediato creare engagement senza dover investire in advertising , diversamente da quello che accade in altri social network più noti.

In un’ottica di progettazione di una nuova strategia di marketing digitale, si tratta di uno strumento – chiaramente da integrare con altri – che non è assolutamente da sottovalutare.