Saldi? Si, ma non solo a gennaio. Ecco Le App per fare occasioni tutto l’anno.

I saldi sono partiti e la corsa alle occasioni è lo sport preferito di gennaio.

L’importante comunque è perdere kili di troppo accumulati durante le feste!

Quello che consiglio però è di non rinunciare alle occasioni tutto l’anno.
Non solo ad acquistarle ma a anche a vendere cose che non usiamo più.

Come? Semplice, è tutto a prova di smartphone.

E’ sempre più di moda DEPOP, un’applicazione tutta italiana che si è fatta conoscere anche in Europa.
Molto facile da usare (pure troppo), pagamento con PayPal. Ogni utente può mettere la foto di un suo vestito o accessorio, inserirne descrizione e prezzo e metterlo in vendita sulla app.
Oppure può comprare da un altro utente.
Per gli amanti della contrattazione del prezzo, si può scrivere privatamente al venditore.
(disponibile su App Store e su Play Store).

Più orientata all’aspetto di geolocalizzazione è Shpock, una app dedicata all’acquisto e vendita di oggetti stile mercatino dell’usato.
Io amo i mercatini dell’usato, amo girarli. Mi piacciono gli odori, la caoticità, la gente curiosa.
Ricordo ancora il mercato delle pulci a Parigi. Sembra di entrare nel paese delle meraviglie di Alice.
Sarei rimasta ore e ore.
Ma in mancanza di tempo, questa è l’app che più si avvicina al concetto di mercatino delle pulci.
Se vuoi vendere carica una foto del tuo articolo, inserisci un titolo e una breve descrizione.
Fissa un prezzo e il prodotto è pronto per la vendita!
Puoi vendere qualsiasi cosa: proprio come ai mercatini e Shpock non trattiene percentuali!
Disponibile sia per Android che iOS.
Unica cosa: troverete veramente di tutto! Come nei migliori mercatini delle pulci 😉 Quindi fate una buona selezione!

In ultimo segnalo Etsy. 22 milioni di acquirenti di tutto il mondo che possono comprare articoli unici.
Unici perché a differenza degli altri due, qui ci sono molti oggetti fatti a mano dal proprietario del negozio.
Il sistema di vendita e pubblicità del singolo negozio è assai più strutturata rispetto alle altre due app.
Consiglio un’occhiata alla sezione gioielli vintage…per gli amanti c’è qualcosa di davvero carino.

E concedetemi una piccola digressione su quello che ci sta “dietro” a queste applicazioni così usate e definite così utili. Non è solo il risparmio. Non è solo una questione economica.

E’ una questione di percepire tante possibilità, di osservare il prodotto e confrontarlo e di avere la comodità delle cose a portata di mano.

Queste applicazioni fanno si che le persone, sempre più impegnate e alla ricerca di tempo, non abbiano il “disagio” di ricevere da un qualsiasi commesso un “No, mi spiace, l’oggetto non lo abbiamo”.

E’ il rifiuto che siamo sempre più inclini a non accettare: investo tempo e non voglio buttarlo in una ricerca negozio per negozio che magari diventa inutile e senza acquisto.
Preferiamo dire “Non l’ho trovato, lo devo cercare meglio”. In due parole: possibilità e autonomia.

Ecco quindi un invito sincero a tutti coloro che hanno negozi e botteghe, ad aprire i propri orizzonti di vendita, non per chiudere il negozio che è l’anima di qualsiasi città (Lucca, la città dove vivo, è meravigliosa proprio grazie ai negozi e alle piccole botteghe che riescono a reggere questo cambiamento epocale), ma proprio per tenerlo aperto come fonte attrattiva ma non come unico veicolo di vendita.

L'ispirazione e la creatività possono essere esercitate secondo una ferrea disciplina.

L’ispirazione si esercita

Qualche mese fa – per spiegare a una mia conoscente il tipo di lavoro che faccio– mi sono espressa così:

“ faccio un lavoro bellissimo perché è a metà fra la logica e la creatività”.

Poi non c’è stato il tempo di scendere nei particolari operativi ma tuttavia, ogni volta che ripenso alla spiegazione data in quel momento, del mio lavoro, ritengo che non avrei potuto esprimermi meglio.

Io e miei colleghi del web marketing (e non solo noi …) siamo chiamati ogni giorno a svolgere un lavoro tanto bello, quanto impegnativo, che declina la nostra creatività su progetti di comunicazione e marketing sul web assolutamente concreti, organizzati secondo precisi processi logici e finalizzati ad ottenere “numeri”, cioè indicatori che devono essere quantitativamente e qualitativamente misurabili e spiegabili, ad esempio il ROI (Return On Investment), probabilmente l’indicatore economico più caro ai clienti.

Spesso, inoltre, il tempo non è dalla nostra parte: in molte occasioni la nostra creatività deve essere finalizzata in tempi più brevi di quelli che sentiamo essere necessari per ritenerci veramente soddisfatti, a causa della necessità di assecondare l’esigenza concreta e di trovare la migliore soluzione, più velocemente implementabile, in un contesto spesso fatto di asimmetrie informative.

Inoltre, se è vero che la matematica non è un’opinione e quindi l’interpretazione dei numeri per la valutazione degli obiettivi non ha “margini di manovra”, per contro trovare soluzioni creative, cioè trovare l’ispirazione, non è un processo che può essere avviato a comando.

Tuttavia voglio dirvi una cosa che ho imparato dal lavoro che faccio (e a dir la verità non solo da quello …):

l’ispirazione si esercita!

Si esercita proprio come si fa con un muscolo. Tuttavia la “palestra” adatta per esercitare l’ispirazione è fatta di tantissimi “attrezzi” che, in molti casi, si trovano fuori dall’ufficio e che abbracciano l’interezza della nostra vita!

Ieri sera, dopo cena, mentre ero seduta fuori nel mio giardinetto al fresco di una serata di fine estate, ho “avuto l’ispirazione” di scrivere questo articolo e allora ho cominciato a pensare a quali sono tutti gli “attrezzi” che io uso per esercitare la mia ispirazione.

Sicuramente lo stimolo più grande deriva dal team di persone con cui lavoro e mi confronto tutti i giorni. Non esiste ispirazione più bella e completa di quella che può arrivare dall’armoniosa orchestrazione di un’idea dove più menti danno il loro contributo. E’ proprio per questo motivo che tutti i nostri progetti di web marketing vengono valutati in team ed ogni step è progettato insieme. Poi ognuno inserisce la propria unicità in virtù della competenza principale che è chiamato ad esercitare in quel momento, ma niente di quello che creiamo potrebbe avvenire senza l’unione che fa la forza!

Dopo il confronto con gli altri, un altro “attrezzo” fondamentale per esercitare l’ispirazione è – secondo me – il tempo! Il tempo – come sappiamo – è diventato la ricchezza di questo millennio … perché ognuno di noi ne ha sempre meno soprattutto da dedicare appunto all’otium creativo.

Per quanto mi riguarda questo tempo deve essere un tempo molto intimo, quindi trascorso preferibilmente in solitudine, oppure con poche persone fidate, vicine e scelte con le quali conversare amabilmente un po’ sui massimi sistemi.

Questo tempo per me è necessario per ricaricarmi e nutrirmi di nuove immagini che mi stimolano invenzioni di storie o riflessioni. La lettura di libri di diverso genere, l’ascolto di un certo tipo di musica – sempre diverso e accuratamente scelto a seconda dell’attività che devo svolgere (per esempio mentre sto scrivendo questo post sto ascoltando musica anni ’80 a palla! 🙂 Non chiedetemi perché … mi ispira, appunto, la scrittura di questo tipo di contenuti!) – il girovagare per gli angoli della mia città oppure visitare posti nuovi, sono le principali fonti a cui abbeverare la mia ispirazione creativa. Ma per fare tutto questo ci vuole, appunto, tempo!

Inoltre per me è anche fondamentale lo spazio: quello fisico che vivo e in cui mi muovo e quello che il mio sguardo può coprire. Forse non ci crederete ma è proprio questo uno dei principali motivi per cui quest’anno ho cambiato casa. Dove abitavo prima le stanze erano piccole e dalle finestre non avevo visuale se non su grigi palazzi. Questa condizione mi faceva sentire, in un modo strano, un po’ costantemente a disagio, finché non mi sono trasferita (con enormi fatiche …) in casa nuova: luminosa, con stanze grandi e ariose e un orizzonte ampio pronto a soddisfare i miei occhi curiosi! Un’altra musica davvero! 🙂

Lo confesso: non sono particolarmente metodica nell’esercitazione della mia ispirazione. Per esempio mi dico sempre che dovrei andare in giro con un taccuino per appuntarmi, in ogni momento e ovunque sono, le cose che mi vengono in mente e che reputo avere qualche potenzialità di sviluppo in una idea più articolata e interessante. Oppure avere sempre il cellulare carico per scattare foto a ripetizione … Migliorerò. Trovare l’ispirazione è anche una questione di disciplina ferrea e allenamento costante.

Non puoi aspettare l’ispirazione. Devi corrergli dietro con una mazza.”(Jack London).

Il messaggio che vorrei trasmettervi con questo post è che in definitiva me e quelli che fanno la mia stessa professione non smettono mai di “essere a lavoro”…  perché la nostra stessa vita entra nel nostro lavoro e la nostra vita non ci dà informazioni solo dalle 9,00 alle 18,00 da lunedì a venerdì. No, ci tiene al pezzo 24/7!

Del resto non potrebbe essere altrimenti perché gran parte del nostro lavoro è creatività: per essere specialisti del web marketing in grado di fornire idee e contenuti originali ed unici e infine portare risultati misurabili, dobbiamo anche e forse soprattutto “vivere la vita”, assorbire tanti stimoli, contrasti, emozioni, novità che essa ci offre e dedicare un tempo “delicato” alla loro metabolizzazione e decantazione.

Frammenti di aperitivi social

Fare un aperitivo o 4 chiacchiere con Debora, ha un sapore diverso da altri aperitivi o caffè.
Non è un aperitivo che finisce con “via, alla prossima!”. E no. Un aperitivo con Debora lascia strascichi.

C’è chi dice che “irradia”, che ha una energia molto forte. Io non riesco a farne a meno.
Cioè ciclicamente devo vederla e confrontarmi con lei. Ogni tanto devo assumerla.

E’ un’amica, una ex compagna di Master quando ancora eravamo giovani e innocenti e, soprattutto, è uno specchio potentissimo. A me fa così.

Ieri è arrivata all’appuntamento di corsa, un po’ trafelata e con un gran sorriso. Per annunciarmi il suo ritardo (sei quasi sempre in ritardo Debora, lo posso dire? 🙂 ), ci siamo scambiate qualche SMS (no, niente whatsapp) che riporto qui (grigio Deb, verde io)

conversazione_sms

Ci siamo abbracciate, a me piace molto stringerla forte e il nostro aperitivo Kafkiano è iniziato.
Nel senso proprio di metamorfosi.

Di solito noi parliamo di 8 miliardi di cose in circa un paio di ore. Mi correggo, parliamo di 8 miliardi di volte “noi”. Le sfaccettature della vita, delle persone che incontriamo (alcune meravigliose, altre molto meno) e di come ci infiliamo in queste sfaccettature.

Birra scura. Se è buona, è una gioia berla. Avvolge, è più morbida della bionda. Riesce quasi ad arrivare a una forma “meditativa” tipica del vino rosso.

Insomma tra un progetto e l’altro e qualche nome davvero altisonante che dovrebbe intervistare [Deb scrive molto bene. Una scrittura introspettiva e complessa, mai banale. Sottile e ironica. Di fantasia. Molto reale. Troppo a volte. Preziosa. E quando fa interviste non son proprio tali. Diventano conversazioni], arriva quella riflessione “strascico”.
Quella che ti porti dietro, non finisce con l’aperitivo.

“Vedi Francesca, con i social la letteratura che potrebbe essere letteratura, muore. Per il fatto semplice che un tempo chi sentiva l’esigenza o la chiamata a raccontare, raccoglieva i suoi appunti in un unico luogo, spesso un taccuino, o anche tanti pezzettini di carta. Adesso il pensiero che si ha si frammenta, si sbriciola negli spazi-social. Ma diventando subito “pubblico”, ogni pensiero, si sgonfia nell’illusione stessa di essere soddisfatto – già completo e compiuto – subito dopo averlo “postato”. E’ già il successore di se stesso. E il respiro ampio, da cui nasce la letteratura, si polverizza. Mi consola il fatto che nei blog tutta questa polvere possa essere polvere da sparo. Con la scintilla giusta”.

Eh già Deb. Il dubbio di sempre e una grande consapevolezza: chi fa Marketing deve trovare una strategia di visibilità che possa cogliere tutte le sfaccettature, che renda fruibile e conosciuto un (s)oggetto e non lo frammenti nello spazio del web.
Tuttavia, (riflettevo mentre Deb mi parlava) è il nostro pensiero che ad oggi è frammentato. Non reggiamo più articoli lunghi, o meglio, se lo facciamo dobbiamo deciderlo. Prenderci tempo. Come per un testo di letteratura.

E come possono rendere giustizia i social alla letteratura?
Si può accennare qualcosa poi la profondità la restituisce il libro.
Possiamo incuriosire, dare un là. E fare quell’operazione complessa di tradurre in immagine la complessità di un romanzo, di un libro.

A ogni cosa, il suo Marketing. A ogni storia, la persona.
Le ricette preconfezionate vanno bene solo nel microonde.

Ecco perché bisogna parlarci con le persone, ascoltarle (in generale nella vita, ma anche sul lavoro).
E anche facendo questo si sbaglierà mille volte. Ma uno sbaglio ragionato, ha la possibilità di trasformarsi nella soluzione giusta. Una scelta preconfezionata, rimarrà solo un vuoto packaging.

[La Mora-le]

All’affermazione che a volte sento e che mi viene detta da persone tra loro anche molto differenti “Non serve a nulla stare sui social”, rispondo così:
“Se ci si sta frammentati. Altrimenti, diventa uno spazio in cui “irradiarsi”.
E si deve avere una gran bella luce dentro. Come Debora.

The Hole in the Wall Project

Quando penso a un muro, e in questo momento storico siamo in molti a pensare ai muri, immagino di farci un buco per osservare che cosa succede dall’altra parte. Questo è più o meno ciò che ha fatto lo scienziato indiano Sugata Mitra, ricercatore capo della Niit, multinazionale indiana delle tecnologie per l’istruzione, nonché professore di Educational Technology alla School of Education, Communication and Language Sciencies della Newcastle University,UK.

Nel 1999 Mitra si pone la seguente domanda: che cosa accade all’istruzione quando ci si allontana dai centri urbani di paesi come l’India dove nessun insegnante vuole andare? Oppure, quando ci si allontana dai ricchi sobborghi delle grandi aree metropolitane di tutto il mondo, per andare negli slum dove la dinamica sociale ed economica è dettata dal ‘noi’ e ‘loro’?

Mitra, ispirandosi al monolite nero di Kubrik che appare all’improvviso, non si sa da dove, e che non si sa a cosa serva tranne che riesce a sviluppare l’ingegno umano, decide di rispondersi facendo un buco nel muro che separa il suo ufficio di Delhi da una baraccopoli, ci mette dentro un PC, ci installa internet e lo lascia così a disposizione. Poi nasconde una telecamera su un albero a destra del muro e inizia ad osservare.

Circa 8 ore dopo trova un bimbo di 8 anni che sta insegnando a navigare ad una bambina di 6. In breve tempo si forma un folto gruppo di bimbi di cui uno scopre un programma per disegnare stupendo tutti, compreso se stesso, con le sue doti di artista e diventa una star.

Mitra pensa che qualcuno del suo ufficio possa aver insegnato ai bambini ad usare la macchina, allora decide di portare l’esperimento fuori da Delhi, in luoghi dove è sicuro che “nessuno ha mai insegnato qualcosa a qualcuno”. Ecco ciò che osserva: dopo pochi minuti un  bambino arriva al chiosco per giocherellare con il touchpad. Molto presto intuisce che quando sposta le dita qualcosa si muove sullo schermo. Più tardi dirà a Mitra: “Non avevo mai visto un televisore dove ci puoi fare qualcosa”. Dopo 8 minuti, sta navigando, allora chiama tutti i bambini del vicinato che accorrono e guardano cosa sta succedendo. Entro la sera di quel giorno, 70 bambini navigano nel web.

In un villaggio dove non ci sono gli insegnanti di inglese, Mitra prepara il solito buco-nel-muro e lascia il PC con molti CD in inglese, in quel luogo ameno non c’è internet. Torna sul posto 3 mesi dopo e trova al chiosco 2 bambini che appena lo vedono gli chiedono un processore più veloce e un mouse migliore! Mitra osserva che questi bambini stanno impiegando 200 parole inglesi, pronunciate male, ma usate correttamente, anche nella conversazione corrente. Non solo, i bambini hanno creato una nuova lingua, una Hindi dell’informatica, ad esempio il cursore è il sui, l’ago, e la clessidra, oggetto del tutto sconosciuto a loro, è il samru, il tamburo di Shiva.

Mitra ha scoperto che i bambini dai 6 ai 13 anni, in gruppo, evitando l’intervento degli adulti, possono auto-apprendere se hanno accesso ad un computer, d’altra parte, osserva, “tutti i sistemi naturali sono auto-organizzanti: galassie, molecole, cellule, organismi”. Pur guardando agli insegnamenti di Freud, Tagore, Aurobindo, Montessori, Piaget e Vygotsky, egli afferma, molto pragmaticamente: “ora essi non ci sono più, oggi ci sono creazioni come google, wiki, skype, moodle che fanno progredire la nuova istruzione”.

Ora, si potrebbe aprire un dibattito sulle conclusioni a cui arriva Mitra, fatto sta che comunque è innegabile che lo Hole in the Wall Project abbia ottenuto dei risultati tangibili, al punto che attualmente esistono decine di chioschi a Delhi e numerosi altri sono stati esportati in tutta l’India, ed anche al di fuori entrando a far parte di più vasti progetti e destando l’interesse della Banca Mondiale.

Non a caso, se Danny Boyle si è ispirato a Vikas Swarup, per Slumdog Millionaire, Swarup, a sua volta, si è ispirato proprio a Sugata Mitra e al suo hole in the wall .

Allora non ci resta che augurarci, almeno per i paesi dove il divario digitale tiene al margine della società interi vasti settori della popolazione, che la silenziosa rivoluzione informatica iniziata da Sugata Mitra e dalla Niit Technologie, in prima linea nel combattere il digital divide, faccia sì che il “buco nel muro” possa divenire la porta attraverso cui un gran numero di ragazzine e ragazzini potrà entrare nel cyberspazio cambiando per sempre la società.

Pubblicato su Il Grandevetro.

dispiegare vele

Tutto molto “Personal”. Marketing, Vento e Vele.

Domenica sono stata in barca a vela. Una bella domenica sul mare.
Nel senso letterale del termine.

Quale è l’attinenza tra la barca a vela e il (personal) marketing?

Sono due:

  1. Chi fa questo lavoro a mio parere deve innanzi tutto essere curioso. Chi si occupa di marketing deve approfondire, vivere le cose e sperimentare. Altrimenti se non si hanno queste caratteristiche si sta facendo altro. E non parlo solo di barca a vela, anche di cose meno fighe. In generale bisogna essere curiosi.
  2. Non esistono venti a favore o no. Esistono venti. E prima o poi soffiano. Basta, a quel punto, dispiegare le vele. Se sappiamo dove vogliamo andare.

Dispiegare le vele.
Sembra facile. Sembra che si mettano da sole cosi’

vela

e che prendano il vento giusto quasi per magia.

Ma non funziona così. Proprio per nulla.

Ci vogliono diversi fattori per far andare bene le proprie vele.

Un po’ come nel Marketing e nella vita in generale.

Il raggiungimento o meno degli obiettivi prefissati e dei sogni nel cassetto, prevede una serie numerosa di azioni e di fattori.
Non parlo di successo, non parlo di raggiungimento del successo.
Lo trovo un concetto stra usato, banale e che impoverisce in un’unica parola – peraltro composta da due parole su(c)cesso – un percorso, un viaggio: quello verso i nostri desideri, i nostri sogni.

Il successo è un concetto contemporaneo, inculcato da chi ha bisogno di scrivere libri a riguardo e con questi regalare la formuletta magica per raggiungerlo.
Si, ma quando mai.
Il raggiungimento dei propri obiettivi (che non sono altro che desideri con la data di scadenza -cit-), ha a che fare con una serie di azioni che a loro volta hanno a che fare con noi stessi, con un percorso da fare su noi stessi.

Perché sapete che succede? Succede che ci sono persone che non accettano proprio di riuscire nella vita.
Non ci riescono in senso di “fisica”. Qualcosa le blocca, qualcosa di inconscio, magari proprio un secondo prima di avere in mano il proprio oggetto del desiderio.

Poi ci sono anche quelle (e oggi sono tante) che sbandierano le loro grandissime vittorie a destra e a manca. Fanno passare delle cose molto, molto banali, come delle scoperte del prossimo secolo.
Ecco, questi al primo NO vero collassano.

E la chiave di lettura, sta proprio qui. Nel come ci si racconta. Nel modo in cui raccontiamo la nostra storia e noi stessi.
Come ci raccontiamo è come ci rappresentiamo nel mondo. Ed è quello che arriva agli altri.

Il personal marketing, torniamo lì.
Ha a che fare con il nostro approccio al mondo, con l’autostima, con un processo di empowerment.

Perché gli obiettivi e i sogni vanno coltivati. Richiedono costanza, pazienza e determinazione.
E una gran dose di curiosità (e anche di culo. Quello se c’è, dà una gran mano).

Aspettiamo il vento giusto per noi, prima o poi arriva. Facciamoci trovare pronti a dispiegare le vele.
Andiamo, salpiamo, muoviamoci verso i nostri orizzonti e desideri.
Nessuno ce lo può impedire e già dal primo vento preso, già solo perché ci stiamo credendo, inizia il sogno.
Inizia a farsi concreto il desiderio.

Io, qui, metto 7 cose + 1 su cui vi invito a riflettere…Un primo approccio al personal marketing.

  1. Puntate su voi stessi! Siete il vero “strumento” (di marketing) a vostra disposizione.
  2. Capite i vostri punti unici e di forza.
  3. Lavorate sugli aspetti da migliorare (un corso si acquista subito, lo stesso un libro. Un buon modo di presentarsi…….mmm… si impara, con il tempo!).
  4. Conoscetevi! Se è vero che l’altro non si conosce mai abbastanza, la stessa cosa vale proprio per noi stessi. Sarà un viaggio molto interessante.
  5. Mettetevi in gioco. Riflettete su quello che non è andato bene, senza abbattervi. Si cade solo se si cammina.
  6. Abbiate fiducia in voi stessi. Se non ne avete voi per primi, come fanno gli altri ad averne??
  7. Divertitevi. Le strategie migliori nascono da un sorriso inaspettato.

7 + 1. Dispiegate le vostre vele. E’ un po’ come aprire le ali…

Buon vento a tutti.

P.S. Questo articolo non vuole essere una guida per velisti sull’ autostima, non un nuovo capitolo de “l’arte della guerra”, né pillole di marketing per essere vincenti.
NO, ASSOLUTAMENTE NO.
Sarebbe FUMO. E io qui, parlo di vento 😉

Non esiste spettacolo senza spettatori

C’è un aspetto importante nella nostra vita. Si chiama riconoscimento.
Fame di stimoli.
In Analisi Transazionale (teoria psicologica) si chiamano “carezze”.

Ognuno di noi ha bisogno di carezze per dichiarare la propria esistenza, il proprio esser(ci).

Da questo punto di vista “essere spettatori” significa applaudire o tirare le uova.
Oppure rimanere zitti e fermi.
Cosa che per certi aspetti fa più male delle uova in faccia.
Quando si dice “l’indifferenza uccide”.

Essere quindi spettatori consapevoli. Non tirchi di un applauso o di un incoraggiamento in più. Non privi di feedback.

Essere spettatori che sappiano offrire “riconoscimenti”.

Il 22 giugno siamo stati spettatori di “Oltre lo specchio”, spettacolo di Danza con la direzione artistica di A. Ciuti – Studio Danza (il ricavato interamente devoluto ad A.G.B.A.L.T.).

La danza è vita, passione, arte e dolore.
La danza ti arriva, solo se sei disposto a muoverti, a cambiare.
Allora, come spettatore, puoi partecipare. Altrimenti il tuo applauso sarà forzato.
Il tuo silenzio pieno di “ma perché sono qui?”.

Davanti a “Oltre lo specchio”, siamo stati buoni spettatori.

Non solo. Abbiamo cercato di rendere spettatori tante altre persone, fuori dalla platea, fuori dal teatro.

Abbiamo fatto una prima prova di streaming. Perché le cose vanno raccontate davvero. Vanno fatte vedere dove possibile.

E’ vero, non sarà mai come essere a teatro. Mai.
Ma la possibilità di rendere spettatori a casa i nonni, i familiari o gli amici che non sono potuti venire, o semplicemente potersi rivedere i giorni successivi, è una cosa che va ben oltre qualche tweet o post: ferma il tempo e lo spazio di un momento.

Qui potete scaricare il link per vedere lo spettacolo on demand (è un po’ lungo, ma potete vederlo anche a puntate!).

E soprattutto potrete essere in qualsiasi parte del mondo, ancora spettatori.
Spettatori consapevoli. E potrete elargire i vostri riconoscimenti, le vostre “carezze”.
Se vi piacerà, fate i complimenti alla Scuola di Danza. Altrimenti avrete investito un pò del vostro tempo e magari vi sarà piaciuta l’idea da noi promossa. #teseneateatro.

Sì, a teatro o in una piazza. Ovunque ci sia qualcosa che pensiamo sia bello farvi vedere e che avremo l’opportunità di mandare in streaming in zona.

In maniera semplice. Perché mia nonna (84 anni) deve poter accedere a quello che vuole.
Deve potersi emozionare e decidere di andare a teatro, quando vuole, da casa sua.
Sennò la potenza della rete, resta una potenza parziale. A seconda dell’età.

Tesene e la danza insieme.

Stasera ore 21 spettacolo di beneficenza presso il Teatro Verdi di Pisa.

“Oltre lo specchio” spettacolo di danza
Direzione Artistica
A.Ciuti – Studio Danza
con il patrocinio di Rotary Cascina

Il ricavato sarà interamente devoluto all’associazione ONLUS A.G.B.A.L.T.

Tesene srl ti dà la possibilità di vedere lo spettacolo in diretta e on demand al link http://tesene.it/teatro/
In seguito alla registrazione riceverete per posta elettronica il link allo streaming che sarà visibile anche su dispositivi mobile Android e IOS.

Lo confessiamo. Siamo riusciti a eliminare il pelo nell’uovo

Ecco come:

  • 100 gr di passione
  • 90 gr di esperienza
  • Quanto Basta di ironia
  • Un pizzico di presunzione
  • Doppia dose di coraggio

Mescolato con cura con uno Staff fantastico.

Il contesto in cui operiamo è sempre più competitivo e le novità sono all’ordine del giorno.

Gli aggiornamenti sui canali social, sul web e la consacrazione di nuovi guru sono ormai eventi quotidiani.

Il rischio, in uno scenario di questo tipo, è quello di soccombere alla ricerca della perfezione di se stessi, perdendo di vista l’altro.
Concentrarsi sui singoli ingredienti e non vedere la ricetta.

La ricerca dell’errore dell’altro, della perfezione, del “pelo nell’uovo” spesso distoglie dal vedere i progetti (di vita o di lavoro) nella loro interezza e complessità.

A noi non interessa essere perfetti.

A noi interessa lavorare con passione, energia, voglia di crescere e rendere il nostro cliente orgoglioso di averci come partner.

Ecco perché abbiamo” tolto il pelo nell’uovo”. Abbiamo messo da parte il detto. Da noi in azienda NON SI USA!! Non ci interessa cercarlo.

Mettiamo l’anima in quello che facciamo. Sempre.
Vogliamo offrire la nostra esperienza, il nostro pensiero critico, la nostra immaginazione.
Vogliamo uscire dalla logica di chi disintegra i concorrenti per farsi bello.
Gli errori si fanno, ne faremo sempre. E meno male! E’ proprio da quelli che si riparte e si trovano soluzioni differenti. Si aprono nuove strade e nuovi orizzonti da raggiungere.

Ecco, questo. Non siamo perfetti, non sceglieteci per questo, o meglio: sceglieteci anche per questo perché non cerchiamo il pelo nell’uovo 😉
Ci sentiamo comunque abbastanza forti da poter dire che difficilmente altrove troverete la perfezione.

Quindi se fate parte di quelli che vedendo il nostro bell’uovo hanno pensato “finalmente qualcuno ha trovato la chiave della perfezione!”, “finalmente qualcuno ha trovato chi toglie il pelo “dall’uovo”, bè no.
Non è così.
E a pensarci bene… Le preposizioni (nel, dal, sul) sono un po’ “i peli” della grammatica italiana. Utilissimi. A volte in più.

Prima di morire, vivi! Storie sulla Rinascita

Le feste sono sempre un’occasione di riflessione. Sono giorni “diversi”. Giorni che hanno grande potere.
Se si sta male, si sta malissimo. Se si sta bene, si eccede nell’euforia. Se si sta “normale” (che poi a voi è chiaro come stia effettivamente una persona che alla domanda “come stai?”, vi risponde “Normale” . Boh.), mediamente ci si riposa.

Benedette feste, maledette festività. Gioia per la gola, dolore per la pancia (e i glutei), sorpresa per i più piccoli.
Profondamente connotate da una parte religiosa, le festività entrano quasi prepotentemente nell’abitudine quotidiana. E la rompono.

Ed è questa la parte più interessante delle festa (per religiosi e non). Rompono qualcosa. Fanno quasi sempre da divisorio. C’è sempre un “prima di Natale” e un “dopo Capodanno”, fateci caso.
C’è sempre un “passata la Pasqua…” e via giù una super lista di buoni propositi o di sogni da realizzare.

Se poi la lista la tiriamo giù o no, o i sogni li realizziamo o no, questo non dipende dalle festività, ma da noi. Che dovremmo essere la vera sorpresa per noi stessi.

La Pasqua, in particolare, ha in sé due concetti molto forti:

  1. In tre giorni possono cambiare (parecchio) le prospettive (non vorremmo citare nessuno, ma insomma la storia insegna)
  2. La Rinascita

A volte ci arrendiamo di fronte ad alcune situazioni, ci sembrano troppo grosse o troppo complicate.
Alle volte ci perdiamo davanti alle cose, per paura, per una “frenata” brusca dell’autostima, grande compagna di viaggio di tutti noi.
Quella c’è sempre. Bisogna solo capire in che modo viaggia insieme a noi.
Davanti, a fianco o dietro. A seconda di questo, cambia tutto nella vita.
Torniamo alla paura, all’arrenderci. Bè, credenti o no, la cosa da portarci via per un bel po’ della Pasqua, ha sicuramente a che fare con il concetto “tutto può essere superato, basta volerlo”.

La Rinascita. Non va aggiunto molto a questa parola. La Rinascita è come una donna meravigliosa che esce dalla polvere ed è pronta a una luce nuova.

E noi siamo molto felici di poter parlare di Rinascita anche in Tesene.
Sì, perché in questo periodo di crisi comune, di fatica nel risollevarsi, poter parlare di ripresa, di progetti e di nuove persone che si integrano con altre, ci fa pensare che “Si può fare!” [cit.]

Una Rinascita che non è solo rispetto a concetti legati al trend di mercato o a conti in banca (lo diciamo soprattutto per non aizzare troppo le invidie altrui :D), ma a una nuova consapevolezza nel lavorare in questo periodo storico.
Tante complessità, tanta velocità, tante richieste “per ieri”, tante cose venute bene, altre sulle quali migliorare.
Siamo perfetti? NO, GRAZIE.
Abbiamo una gran passione in quello che facciamo.

E…si possono spaccare tutte le uova di cioccolato che vogliamo, ma questa no, non si trova dentro.
La passione dentro alle uova di Pasqua non la troveremo.
Questa si ha, o non si ha. E noi s’ha.

Buona Rinascita, Buona Pasqua e Buona cioccolata a tutti.

Il Team di Tesene