Instagram è una piattaforma davvero molto adatta per il marketing non convenzionale basato sulle immagini.

Instagram come strumento di branding

C’è “vita vera” dentro i social network.

Sbaglia chi pensa che nei social si vada per  trascorrere il tempo a “pettinare le bambole” e che sia ancora possibile stare dentro i social volendo dare di noi o della nostra azienda una immagine non rispondente a quella della vita “reale”.

La dicotomia tra “vita reale” e “vita digitale” non esiste più (sempre che sia mai esistita …). C’è “una” vita che si svolge simultaneamente dentro e fuori dai social. E’ per questo che la filosofia da seguire quando ci si approccia al mondo dei social ormai è solo quella dell’integrazione: riportare online ciò che avviene offline e viceversa.

Se questo vale per chiunque di noi, tanto più vale per i brand, sia nel loro primo approccio ai social, sia per quelli che già li presidiano da molto tempo.

Esistono ormai molti “luoghi” dove i brand possono inserirsi e raccontarsi ai propri interlocutori con lo scopo finale di creare brand awareness, fidelizzare chi già è cliente, portandolo magari anche a farsi ambasciatore del marchio e naturalmente trovare anche nuovi clienti.

Ma questo processo con i social diventa più lungo, probabilmente più lento nella generazione dei risultati finali e forse anche più intimo: infatti per ispirare fiducia nel consumatore oggi un brand deve raccontare molto di se stesso. Se volete che le persone si ricordino di voi, della vostra attività, della vostra azienda, raccontate loro una storia avvincente, coerente e sincera. E fatta sempre più di contenuti visuali. Immagini e video, infatti, hanno la peculiarità di essere subito fruibili, di evocare immediatamente emozioni e quindi di rendere maggiore e più immediata l’interazione.

E’ per questo che vi voglio parlare di uno strumento che potrà aiutarvi in questo, probabilmente il social principe per quanto riguarda la diffusione di immagini: Instagram.

Instagram è una applicazione mobile (si può utilizzare solo da dispositivi mobili) che permette di fare foto ed editarle attraverso appositi filtri gestibili dall’applicazione stessa ed anche attraverso l’utilizzo di vari tool esterni per l’editing.

I suoi punti di forza sono i seguenti:

  • È gratuito.
  • È estremamente intuitivo e concepito in maniera tale da stimolare la creatività di chiunque!
  • Ha una forte capacità di generare engagement (commenti e like), molto maggiore per esempio di quella di Facebook, sia per la minore complessità di funzionamento rispetto a Facebook, sia per il tipo di contenuti che gestisce.
  • Uno studio di Simplymeasured ha evidenziato come le interazioni si sviluppino dal momento della pubblicazione per le 5 ore successive, poi si esauriscano. Questo è un tempo di “sopravvivenza” molto maggiore di quello dei post su Facebook (stimate mediamente 2 ore) o di un cinguettio su Twitter (3 minuti!). Tuttavia i contenuti di qualità riescono a generare engagement anche per molti giorni successivamente alla pubblicazione.
  • Dato il punto precedente, Instagram è quindi un “luogo” ideale per trovare follower e creare community.

Come si comporta un “buon brand” su Instagram?

  • Un brand deve mantenere una costante frequenza di pubblicazione: almeno una immagine al giorno.
  • Attribuire alle foto degli #hashtag possibilmente originali che permettano di riconoscere univocamente il brand. Il limite massimo di #hashtag inseribili per ogni immagine è 30, però è consigliabile non inserirne più di 7-10. Un #hashtag non deve essere mai troppo generico (esempio: #mare, #amore…) perché ovviamente più generico è più sarà utilizzato da un grande numero di utenti e meno sarà in grado di caratterizzare l’immagine. L’ideale è inventare degli #hashtag pertinenti all’immagine ma originali e poco utilizzati in modo tale da aumentare la possibilità che le vostre immagini siano trovate.
  • Mantenere una presenza attiva (seguire, commentare, mettere like).
  • Creare relazioni in particolare con chi ha gli stessi interessi. Questo nella pratica può essere fatto attraverso le @mention di altre persone o brand (senza spammare!!!).
  • Pubblicare immagini dei prodotti, offerte speciali, promozioni particolari.
  • Personalizzare lo stile e le proprie creatività.
  • “Newsjacking”: cioè sfruttare una notizia importante del giorno, un evento, una ricorrenza, una festività per creare e pubblicare delle immagini a tema.
  • Geolocalizzare le immagini. E’ una attività fondamentale perché permette di ordinare le proprie immagini in categorie di interesse e quindi aumenta le possibilità di entrare in relazione con altri utenti che hanno i nostri stessi interessi.

Voglio farvi un esempio virtuoso di utilizzo di Instagram che mi è capitato sotto gli occhi proprio poco prima di mettermi a scrivere questo articolo. Riguarda il caso di un fotografo che, grazie ad Instagram, ha ampliato l’offerta dei suoi servizi fotografici per matrimoni. Utilizzando Instagram, infatti, egli mette a disposizione degli sposi che lo desiderano, la possibilità di vedere in tempo reale, su uno schermo di grandi dimensioni, le fotografie scattate qualche istante prima dagli ospiti con i loro smartphones, attribuendo loro un  #hashtag originale scelto dagli sposi. Inutile sottolineare il divertimento e l’atmosfera di partecipazione e condivisione che si viene a creare fra gli invitati e che sta facendo andare a ruba il servizio offerto!

Instagram è una piattaforma davvero molto adatta per il marketing non convenzionale basato sulle immagini.

Inoltre è ancora un “terreno parzialmente inesplorato” nel senso che è più semplice ed immediato creare engagement senza dover investire in advertising , diversamente da quello che accade in altri social network più noti.

In un’ottica di progettazione di una nuova strategia di marketing digitale, si tratta di uno strumento – chiaramente da integrare con altri – che non è assolutamente da sottovalutare.

dispiegare vele

Tutto molto “Personal”. Marketing, Vento e Vele.

Domenica sono stata in barca a vela. Una bella domenica sul mare.
Nel senso letterale del termine.

Quale è l’attinenza tra la barca a vela e il (personal) marketing?

Sono due:

  1. Chi fa questo lavoro a mio parere deve innanzi tutto essere curioso. Chi si occupa di marketing deve approfondire, vivere le cose e sperimentare. Altrimenti se non si hanno queste caratteristiche si sta facendo altro. E non parlo solo di barca a vela, anche di cose meno fighe. In generale bisogna essere curiosi.
  2. Non esistono venti a favore o no. Esistono venti. E prima o poi soffiano. Basta, a quel punto, dispiegare le vele. Se sappiamo dove vogliamo andare.

Dispiegare le vele.
Sembra facile. Sembra che si mettano da sole cosi’

vela

e che prendano il vento giusto quasi per magia.

Ma non funziona così. Proprio per nulla.

Ci vogliono diversi fattori per far andare bene le proprie vele.

Un po’ come nel Marketing e nella vita in generale.

Il raggiungimento o meno degli obiettivi prefissati e dei sogni nel cassetto, prevede una serie numerosa di azioni e di fattori.
Non parlo di successo, non parlo di raggiungimento del successo.
Lo trovo un concetto stra usato, banale e che impoverisce in un’unica parola – peraltro composta da due parole su(c)cesso – un percorso, un viaggio: quello verso i nostri desideri, i nostri sogni.

Il successo è un concetto contemporaneo, inculcato da chi ha bisogno di scrivere libri a riguardo e con questi regalare la formuletta magica per raggiungerlo.
Si, ma quando mai.
Il raggiungimento dei propri obiettivi (che non sono altro che desideri con la data di scadenza -cit-), ha a che fare con una serie di azioni che a loro volta hanno a che fare con noi stessi, con un percorso da fare su noi stessi.

Perché sapete che succede? Succede che ci sono persone che non accettano proprio di riuscire nella vita.
Non ci riescono in senso di “fisica”. Qualcosa le blocca, qualcosa di inconscio, magari proprio un secondo prima di avere in mano il proprio oggetto del desiderio.

Poi ci sono anche quelle (e oggi sono tante) che sbandierano le loro grandissime vittorie a destra e a manca. Fanno passare delle cose molto, molto banali, come delle scoperte del prossimo secolo.
Ecco, questi al primo NO vero collassano.

E la chiave di lettura, sta proprio qui. Nel come ci si racconta. Nel modo in cui raccontiamo la nostra storia e noi stessi.
Come ci raccontiamo è come ci rappresentiamo nel mondo. Ed è quello che arriva agli altri.

Il personal marketing, torniamo lì.
Ha a che fare con il nostro approccio al mondo, con l’autostima, con un processo di empowerment.

Perché gli obiettivi e i sogni vanno coltivati. Richiedono costanza, pazienza e determinazione.
E una gran dose di curiosità (e anche di culo. Quello se c’è, dà una gran mano).

Aspettiamo il vento giusto per noi, prima o poi arriva. Facciamoci trovare pronti a dispiegare le vele.
Andiamo, salpiamo, muoviamoci verso i nostri orizzonti e desideri.
Nessuno ce lo può impedire e già dal primo vento preso, già solo perché ci stiamo credendo, inizia il sogno.
Inizia a farsi concreto il desiderio.

Io, qui, metto 7 cose + 1 su cui vi invito a riflettere…Un primo approccio al personal marketing.

  1. Puntate su voi stessi! Siete il vero “strumento” (di marketing) a vostra disposizione.
  2. Capite i vostri punti unici e di forza.
  3. Lavorate sugli aspetti da migliorare (un corso si acquista subito, lo stesso un libro. Un buon modo di presentarsi…….mmm… si impara, con il tempo!).
  4. Conoscetevi! Se è vero che l’altro non si conosce mai abbastanza, la stessa cosa vale proprio per noi stessi. Sarà un viaggio molto interessante.
  5. Mettetevi in gioco. Riflettete su quello che non è andato bene, senza abbattervi. Si cade solo se si cammina.
  6. Abbiate fiducia in voi stessi. Se non ne avete voi per primi, come fanno gli altri ad averne??
  7. Divertitevi. Le strategie migliori nascono da un sorriso inaspettato.

7 + 1. Dispiegate le vostre vele. E’ un po’ come aprire le ali…

Buon vento a tutti.

P.S. Questo articolo non vuole essere una guida per velisti sull’ autostima, non un nuovo capitolo de “l’arte della guerra”, né pillole di marketing per essere vincenti.
NO, ASSOLUTAMENTE NO.
Sarebbe FUMO. E io qui, parlo di vento 😉

Il mio concetto di web 3.0 ha a che fare con la terra

Qualche giorno fa ho pubblicato questa immagine. Non mi ha sorpreso non vedere interazioni sul post. Perché associare la terra e delle mani sporche al concetto di web 3.0 è un po’ da folli, o quantomeno particolari!

Un sacco di persone parlano di Web 3.0 ma in realtà non solo non esiste, ma di fatto nessuno sa bene cosa sarà, visto che una definizione unica non esiste ed è difficile darla.

Per me la cosa che più si avvicina è proprio la terra. La coltivazione della terra per essere precisi.

In questi 5 punti:

Ci si deve sporcare le mani senza troppe chiacchiere.

Curare il cliente come se fosse un germoglio appena spuntato dalla terra.

Dobbiamo nutrirlo di informazioni

Crescere insieme a lui senza riempirlo di troppe nozioni

Fornirgli dei risultati

E quando ha raggiunto la sua piena crescita gioire con lui per i risultati ottenuti e raccogliere i frutti del comune sforzo.

Io vivo nel backstage del web, tutti i giorni sudo sulla tastiera il “pane quotidiano”.
E ho studiato agronomia, ho dato un sacco di esami di chimica. A me le cose, devon tornare come una formula. I discorsi al vento. Che vadano a concimare altrove.

Il futuro sarà per quelli che hanno seminato nel modo giusto ed hanno aspettato con pazienza di vedere i propri frutti.

Si perché in natura i frutti sono il mezzo per creare altri semi.

#telodiceilduca

Madre de Dios, es el Diablo!: I 10 Seo Orrori

Madre de Dios, es el Diablo!

La Top 10 dei Seo Orrori (ver. 2015)

Chi ha scelto il Seo come professione, oltre ad essere regolarmente incompreso dalla maggior parte dei colleghi e dei clienti, sa che in questo lavoro capita di dover affrontare dinosauri digitali che anche nel 2015, per distrazione o inconsapevolezza, riescono a sopravvivere all’evoluzione del web.

Prendiamola con ironia ed iniziamo ad analizzare le insofferenze di Google andando in crescendo.

  1. Sitemap statica

Esistono molti sitemap generator gratuiti e disponibili online che funzionano benissimo e che vanno bene per la maggior parte dei siti. Ma se avete a che fare con ecommerce o blog, dove vengono inseriti spesso nuovi prodotti o articoli, la soluzione migliore è usare sitemap dinamiche, cioè che si aggiornano automaticamente in base alla frequenza impostata. Usando una sitemap statica su questa tipologia di siti, dobbiamo generarla “a mano” di tanto in tanto per evitare di perdere nuovi link: la dimenticanza e la mancanza di tempo vi chiederanno il conto!

  1. Meta keywords e altre meta bestialità

I mata tag principali ai fini seo sono il title e la description.

Google ignora completamente il meta tag keyword da alcuni anni. Se ottimizziamo per Google è meglio non inserire le keywords per evitare di perdere tempo e di suggerire da html la nostra keywords strategy alla concorrenza.

Colgo l’occasione per ricordare che il title deve essere max 60 caratteri (spazi inclusi) e la description max 160. Quindi non fate i furbi, è inutile scrivere poemi! I caratteri in eccesso non saranno visualizzati negli snippet dei risultati di ricerca.

  1. Testi nel javascript e traduzioni parziali
    a) Capita di vedere testi inseriti nel javascript per agevolare la navigazione in sottomenu all’interno della pagina o per altre esigenze definite in fase di progettazione del layout. Cosa c’è di male? Niente, tutto molto carino, ma Google ce li ignora!

I testi ottimizzati ai fini seo non devono essere nascosti nella pagina, altrimenti non possono indicizzarsi.

Eh sì, avete indovinato: dovete chiedere al programmatore di modificare il layout!

    b) Si intuisce facilmente che è inutile cercare di ottimizzare un sito in russo se la maggior parte dei testi disponibili è in italiano e che non serve cercare trucchetti ingegnosi, vince sempre il contenuto! Parola di Google.

Ps. Ovviamente la stessa cosa vale anche per l’inglese, il francese, il tedesco, ecc.

  1. Redirect 301 non impostati

E questo è un classico. Il cliente fa fare il restyling del sito a un programmatore, affida a voi il seo e dopo poco vi chiede come mai il vecchio sito era ben posizionato, mentre da quando ci lavorate non è più visibile per nessuna keyword.

Ecco che vi trasformate in agente CSI e scoprite il crimine: in fase di restyling non erano stati impostati i redirect verso le nuove pagine, quindi tutto ciò che Google aveva indicizzato, è andato “perso nel tempo come lacrime nella pioggia” (cit. Blade Runner).

A meno che non possiate tornare indietro nel tempo, non avrete altra soluzione che ricominciare da zero.

  1. Link building a caso

La vecchia scuola è la vecchia scuola. Ma per il Seo purtroppo non funziona.

La strategia link building, anni fa applicata brutalmente, oggi deve essere impostata con estrema cautela. Link provienti da siti di scarsa qualità, poco coerenti con i nostri contenuti e basati sulle parole chiave sono estremamente dannosi e l’unico risultato è una bella penalizzazione.

Ripulite i backlink verso il vostro sito, meglio non usarli che usarli male.

 

E qui cominciamo a entrare nel vivo della classifica!

  1. Codice analytics non inserito

Si commenta da solo, con la variante di aver inserito per distrazione il codice di un’altra proprietà.

Niente panico, ve ne accorgerete entro una o due settimane con l’unica conseguenza di non poter vedere le statistiche di questo periodo.

  1. Immagini e pdf

Come anticipato nell’introduzione dell’articolo, esistono ancora oggi dei dinosauri duri a morire. In alcuni siti i testi sono dentro un’immagine e le schede prodotto sono solo in pdf.

Ancora una volta lo zio Google ci dice che non riesce a vederli, quindi vale quanto detto al punto 8.a

 

Signore e Signori, siamo giunti al podio!

Bronzo) Contenuti duplicati

Si trovano in giro per il web siti con contenuti duplicati pari pari su blog o domini che si basano su parole chiave. Ancora una volta il risultato non può che essere una penalizzazione di zio Google.

Argento) Flash & Co.

Sì, è tutto vero. Esistono ancora oggi. Non danno nell’occhio, sono discreti, a volte si mimetizzano, ma sono sempre i soliti: menu lampeggianti, player musicali e animazioni Flash.

Ora, andiamo un attimo di là di un discorso strettamente seo e realizziamo che oggettivamente questi giochini, oltre ad essere inutili, sono il modo più rapido per far scappare l’utente dal vostro sito!

 

E adesso vi presento il top del top, la magia che riuscirà sempre e ovunque a castrare l’indicizzazione del vostro sito:

Oro) Robots.txt

User-agent: *

Disallow: /

 

Grazie per l’attenzione e alla prossima!

Dave

La vera sfida e’ l’utilita’ dei contenuti.

A distanza di pochi giorni dal Web Marketing Festival 2015  che si è tenuto a Rimini il 19 e 20 Giugno scorsi, dire in poche parole che cosa mi sono portata a casa sarebbe riduttivo.

Molti concetti sono ancora “nella botte a decantare” come il miglior whisky. Altri spunti, invece, li ho accolti con un tale entusiasmo da non vedere l’ora di rientrare a lavoro per applicarli.

La sensazione più bella comunque è arrivata ascoltando parlare relatori che “davano voce ai miei pensieri”, cioè affermavano nuovi concetti di approccio al web da me condivisi.

Per esempio durante uno speech nella sala SEO quando il relatore ha affermato:

“la vera sfida è l’utilità dei contenuti come fattore di ranking”.

Al di là del concetto in sé che, per chi si occupa di SEO aggiornandosi continuamente, non è una novità, è stato estremamente “tranquillizzante” udire questa affermazione perché è proprio ciò che cerco di spiegare ad alcuni clienti; quelli che, ad esempio, sono ancora legati a un concetto di SEO un po’ obsoleto, fatto di parole-chiave, keyword density e scambio di link.

Ma perché siamo arrivati al punto, nella SEO e nel web marketing, da non poter più ragionare esclusivamente in questi termini?

Molto semplice quanto rivoluzionario: perché Google è una “machine learning”, cioè è in grado di imparare a riconoscere automaticamente modelli complessi e prendere decisioni intelligenti basate su dati.

L’ho già detto su questi schermi: Google sta diventando sempre più “umano”.

Google impara da solo quali sono i contenuti di qualità.

La qualità per Google va vista in tre dimensioni: la qualità dei contenuti appunto, insieme alla qualità dei backlinks ed alla qualità della user experience.

Come fa a valutare queste 3 dimensioni?

Lo fa grazie a Panda Update, l’algoritmo ad apprendimento macchina, che ha preso come modello su cui basare le proprie valutazioni i migliori siti dei brand ed ha elaborato un processo per trovare altre entità simili. Su Panda Google ha poi sviluppato Penguin, altro algoritmo ad apprendimento macchina, per individuare i backlink di scarsa qualità.

Così il prossimo SEO-futuro pare tracciato.

Vogliamo ottenere dei risultati di visibilità sui motori di ricerca?

Allora occorrerà essere un brand o comportarsi come tale e per fare ciò è inevitabilmente necessario creare una sinergia tra diversi strumenti di marketing digitale.

Anche perché, Google ha tutto l’interesse ad essere utilizzato come motore di ricerca principale se non unico e perciò si sta ormai da tempo “organizzando” per offrire agli utenti i migliori risultati possibili in ottica di user experience.

Siamo tutti diversi nella vita reale e quindi perché non dovremmo esserlo anche per Google?

  • Ciò significa risultati di ricerca diversi da persona a persona, ad esempio a seconda della frequenza con cui si effettua una determinata ricerca.
  • Ciò significa risultati diversi dal computer di lavoro, dal computer di casa, dal tablet o dallo smartphone.
  • Ciò significa risultati diversi a seconda del luogo geografico in cui è effettuata la ricerca, infatti Google tenta di rilevare automaticamente la posizione dell’utente e fornire risultati personalizzati in base a tale posizione.

Google, inoltre, personalizza i risultati sulla base della cronologia web del browser, anche da non loggati nei suoi servizi, perché memorizza i risultati degli utenti non loggati nelle query di ricerca, visitate per un massimo di 180 giorni, attraverso i cookie.

Quindi se, per esempio, si clicca spesso sul link di Peppa Pig nei risultati di ricerca, Google lo vedrà come preferenza e inizierà a mostrare i link di Peppa Pig più spesso e sempre più in alto nei risultati di ricerca.

Concludendo, mi auguro di essere stata di aiuto per chiarire i seguenti concetti:

a) Non cercarti su Google per le tue chiavi di ricerca perché Google si ricorda di te e ti darà risultati personalizzati, in genere molto diversi da quelli che ottiene il tuo SEO di fiducia (che – te lo dico – non ama Peppa Pig…..). Non ha davvero più senso telefonare al vostro SEO e dirgli: “ieri ero in terza, oggi sono in quinta…”, ok? 🙂

b)  Per capire come si sta posizionando il tuo sito fai riferimento ai report inviati periodicamente dal tuo SEO di fiducia, elaborati con tools appositi che se ne guardano bene da essere così “empatici” con te come fa Google…

c)  Il prossimo futuro della SEO e del web marketing sarà una vera rivoluzione… Come quella copernicana! Sarà bellissimo far parte di questa sfida futuristica. Ma in questo diventa sempre più di fondamentale importanza che cliente e SEO siano animati da spirito di collaborazione e fiducia.

Non esiste spettacolo senza spettatori

C’è un aspetto importante nella nostra vita. Si chiama riconoscimento.
Fame di stimoli.
In Analisi Transazionale (teoria psicologica) si chiamano “carezze”.

Ognuno di noi ha bisogno di carezze per dichiarare la propria esistenza, il proprio esser(ci).

Da questo punto di vista “essere spettatori” significa applaudire o tirare le uova.
Oppure rimanere zitti e fermi.
Cosa che per certi aspetti fa più male delle uova in faccia.
Quando si dice “l’indifferenza uccide”.

Essere quindi spettatori consapevoli. Non tirchi di un applauso o di un incoraggiamento in più. Non privi di feedback.

Essere spettatori che sappiano offrire “riconoscimenti”.

Il 22 giugno siamo stati spettatori di “Oltre lo specchio”, spettacolo di Danza con la direzione artistica di A. Ciuti – Studio Danza (il ricavato interamente devoluto ad A.G.B.A.L.T.).

La danza è vita, passione, arte e dolore.
La danza ti arriva, solo se sei disposto a muoverti, a cambiare.
Allora, come spettatore, puoi partecipare. Altrimenti il tuo applauso sarà forzato.
Il tuo silenzio pieno di “ma perché sono qui?”.

Davanti a “Oltre lo specchio”, siamo stati buoni spettatori.

Non solo. Abbiamo cercato di rendere spettatori tante altre persone, fuori dalla platea, fuori dal teatro.

Abbiamo fatto una prima prova di streaming. Perché le cose vanno raccontate davvero. Vanno fatte vedere dove possibile.

E’ vero, non sarà mai come essere a teatro. Mai.
Ma la possibilità di rendere spettatori a casa i nonni, i familiari o gli amici che non sono potuti venire, o semplicemente potersi rivedere i giorni successivi, è una cosa che va ben oltre qualche tweet o post: ferma il tempo e lo spazio di un momento.

Qui potete scaricare il link per vedere lo spettacolo on demand (è un po’ lungo, ma potete vederlo anche a puntate!).

E soprattutto potrete essere in qualsiasi parte del mondo, ancora spettatori.
Spettatori consapevoli. E potrete elargire i vostri riconoscimenti, le vostre “carezze”.
Se vi piacerà, fate i complimenti alla Scuola di Danza. Altrimenti avrete investito un pò del vostro tempo e magari vi sarà piaciuta l’idea da noi promossa. #teseneateatro.

Sì, a teatro o in una piazza. Ovunque ci sia qualcosa che pensiamo sia bello farvi vedere e che avremo l’opportunità di mandare in streaming in zona.

In maniera semplice. Perché mia nonna (84 anni) deve poter accedere a quello che vuole.
Deve potersi emozionare e decidere di andare a teatro, quando vuole, da casa sua.
Sennò la potenza della rete, resta una potenza parziale. A seconda dell’età.

Tesene e la danza insieme.

Stasera ore 21 spettacolo di beneficenza presso il Teatro Verdi di Pisa.

“Oltre lo specchio” spettacolo di danza
Direzione Artistica
A.Ciuti – Studio Danza
con il patrocinio di Rotary Cascina

Il ricavato sarà interamente devoluto all’associazione ONLUS A.G.B.A.L.T.

Tesene srl ti dà la possibilità di vedere lo spettacolo in diretta e on demand al link http://tesene.it/teatro/
In seguito alla registrazione riceverete per posta elettronica il link allo streaming che sarà visibile anche su dispositivi mobile Android e IOS.

Lo confessiamo. Siamo riusciti a eliminare il pelo nell’uovo

Ecco come:

  • 100 gr di passione
  • 90 gr di esperienza
  • Quanto Basta di ironia
  • Un pizzico di presunzione
  • Doppia dose di coraggio

Mescolato con cura con uno Staff fantastico.

Il contesto in cui operiamo è sempre più competitivo e le novità sono all’ordine del giorno.

Gli aggiornamenti sui canali social, sul web e la consacrazione di nuovi guru sono ormai eventi quotidiani.

Il rischio, in uno scenario di questo tipo, è quello di soccombere alla ricerca della perfezione di se stessi, perdendo di vista l’altro.
Concentrarsi sui singoli ingredienti e non vedere la ricetta.

La ricerca dell’errore dell’altro, della perfezione, del “pelo nell’uovo” spesso distoglie dal vedere i progetti (di vita o di lavoro) nella loro interezza e complessità.

A noi non interessa essere perfetti.

A noi interessa lavorare con passione, energia, voglia di crescere e rendere il nostro cliente orgoglioso di averci come partner.

Ecco perché abbiamo” tolto il pelo nell’uovo”. Abbiamo messo da parte il detto. Da noi in azienda NON SI USA!! Non ci interessa cercarlo.

Mettiamo l’anima in quello che facciamo. Sempre.
Vogliamo offrire la nostra esperienza, il nostro pensiero critico, la nostra immaginazione.
Vogliamo uscire dalla logica di chi disintegra i concorrenti per farsi bello.
Gli errori si fanno, ne faremo sempre. E meno male! E’ proprio da quelli che si riparte e si trovano soluzioni differenti. Si aprono nuove strade e nuovi orizzonti da raggiungere.

Ecco, questo. Non siamo perfetti, non sceglieteci per questo, o meglio: sceglieteci anche per questo perché non cerchiamo il pelo nell’uovo 😉
Ci sentiamo comunque abbastanza forti da poter dire che difficilmente altrove troverete la perfezione.

Quindi se fate parte di quelli che vedendo il nostro bell’uovo hanno pensato “finalmente qualcuno ha trovato la chiave della perfezione!”, “finalmente qualcuno ha trovato chi toglie il pelo “dall’uovo”, bè no.
Non è così.
E a pensarci bene… Le preposizioni (nel, dal, sul) sono un po’ “i peli” della grammatica italiana. Utilissimi. A volte in più.

La gestione di una digital agency e la PASSIONE

Sono ormai 15 anni che faccio questo lavoro e uno dei problemi più importanti rimasto ancora in ballo riguarda la gestione dei progetti.

Quando siamo partiti, come ho fatto io, in due persone in un garage e con un background che non ha niente a che fare con il settore e sei spinto dalla PASSIONE non ti poni nemmeno il problema, le informazioni sono poche come i clienti e fai tutto a braccio.

Dopo la prima fase comunque gli anni passano ed il personale, per fortuna, da gestire aumenta e la prima domanda che ti poni è : esiste uno strumento già fatto, magari anche open che riesca a darmi una mano? La prima risposta: NO!

Ho provato e testato decine di software, anche a pagamento, ma nessuno di questi, secondo me, è pensato o realizzato per gestire una digital agency che, come la mia, ha una complessità e varietà di servizi che copre l’intera filiera della web. Fate conto che noi partiamo dalla gestione di una server farm, alla realizzazione di siti e software complessi fino ad arrivare alla gestione e ideazione di campagne di web marketing strutturate.

Nel mentre che provi a cercare una soluzione ovviamente devi produrre e ti devi evolvere e quindi per una ditta come la mia vuol dire inserire nuove figure, valutarne altre e gestire quelle presenti ( oltre a tutte le altre questioni amministrative/commerciali ). In questo momento in cui hai tutto questo carico e pressione e non hai strumenti si creano i famosi come dico io “scivoli“, vieni cioè sepolto da un’infinità di richieste dalle più banali a quelle più complesse (argomento che verrà trattato in sede separata).

Sbatti la testa ovunque fino ad arrivare ad un punto in cui numeri aziendali ti consentono di attivare dei collaboratori a cui riesci a delegare parte delle richieste e quindi concentrarti su altro. Ovviamente anche loro avranno lo stesso problema della gestione dei progetti.

Nel mio caso abbiamo diviso le risorse in tre reparti: realizzazione, tecnico e marketing. A ciascuno di essi abbiamo assegnato un responsabile che ha il compito di gestire le risorse ed i progetti.

In soldoni, alla complessità della prima ricerca se ne aggiunge un’altra, ovvero che ogni reparto lavora e ha termini di progettazione, realizzazione e durata di progetto totalmente diversi.

Arrivati a questo punto ti devi chiedere che tipo di software stai cercando. Per me è stato ed è:

  • la gestione di un progetto globale ( farm, realizzazione, marketing) divisibile in task sia ricorsivi che non
  • Avere la misurazione dei tempi sui singoli task assegnati ai collaboratori
  • Sapere se su un progetto l’azienda ha guadagnato o rimesso
  • Gestire le richieste di correzione bug
  • Avere un calendario per la pianificazione delle attività per singolo collaboratore
  • Gestire le urgenze
  • Un pacco di stats

Scoraggiato nella ricerca le alternative sono due: o ti adatti con milioni di fogli Excel oppure, se hai la possibilità, come abbiamo fatto noi, te lo sviluppi in casa, tagliato su misura per te, magari utilizzando come base strumenti già esistenti e facendoli parlare fra di loro. Investimento senza dubbio importante ma con dei ritorni successivi senza dubbio interessanti.

Ad un certo punto ti chiederai, per la storia degli “scivoli“, ma chi me lo fa fare?

Beh nel mio caso la PASSIONE per il mio lavoro e la fortuna di avere accanto persone che oltre a farmi incavolare mi fanno anche SORRIDERE

Hummingbird e la SEO

Se ascolti una conversazione fra due SEO potrebbe capitarti di sentirli ragionare di “piccioni”, “panda”, “colibrì”, “pinguini”…

Per quanto possa essere lecito pensare che siano impazziti, dato il tipo di lavoro che fanno… 🙂 , in realtà stanno sicuramente parlando dei vari aggiornamenti che negli ultimi anni Google ha apportato al proprio algoritmo per rendere l’esperienza sul motore di ricerca sempre più rispondente alle esigenze dell’utente.

In altre parole questi aggiornamenti sono stati pensati (oltre che per fare ulteriormente impazzire i SEO 🙂 ) per fare sì che l’utente trovi ai “piani alti” delle SERP i contenuti ritenuti più utili rispetto alla query di ricerca impostata, provenienti da siti di alto valore, nel più breve tempo possibile e ultimamente anche geolocalizzati rispetto alla sua posizione nel momento in cui effettua la ricerca, specialmente se la ricerca è effettuata da un dispositivo mobile.

Credo di non esagerare nell’affermare che Google stia diventando sempre più “umano” soprattutto dopo l’aggiornamento algoritmico Hummingbird, il “colibrì” appunto citato dai due SEO di cui sopra…

Hummingbird a mio avviso è una vera potenza perché aiuta Google a capire di cosa parlano i siti, e quindi a posizionarli non più tanto per parole-chiave, quanto per contesti semantici.

A seguito di questo aggiornamento, infatti, nello scandagliare i contenuti dei siti online, nel categorizzarli e soprattutto nel valutarli, Google dà sempre meno importanza alla presenza delle parole-chiave, nel senso di keyword density, e sempre più importanza al contesto ed, in particolare, alla quantità e qualità di significati che da una parola-chiave principale scelta possono essere sviluppati.

Insomma… Google è diventato un attento lettore, ed il grado di comprensione del contesto in cui si inserisce il sito, quindi la sua corretta indicizzazione per le parole ed i temi che ci interessano, dipende dalla qualità e precisione dei contenuti che in esso vengono pubblicati.

Per questo si sente sempre più spesso dire che la SEO classica è morta e che “the Content in the King”.

Diciamo che la SEO non è morta, infatti l’ottimizzazione di un sito per i motori di ricerca è ancora un’ attività assolutamente importante e rilevante in un serio progetto di web marketing, ma certamente la SEO si è ampiamente evoluta e continuerà ad evolversi costantemente in corrispondenza dei perfezionamenti algoritmici sempre più raffinati posti in essere dal più grande e complesso motore di ricerca al mondo: Google!

E’ anche per questo motivo che il tuo SEO di fiducia di qui in avanti ti chiederà sempre più spesso di fornirgli contenuti testuali unici ed originali per il tuo sito. Tu ascolta attentamente i suoi consigli ed accontentalo! Anche Google te ne sarà grato! 🙂