Madre de Dios, es el Diablo!: I 10 Seo Orrori

Madre de Dios, es el Diablo!

La Top 10 dei Seo Orrori (ver. 2015)

Chi ha scelto il Seo come professione, oltre ad essere regolarmente incompreso dalla maggior parte dei colleghi e dei clienti, sa che in questo lavoro capita di dover affrontare dinosauri digitali che anche nel 2015, per distrazione o inconsapevolezza, riescono a sopravvivere all’evoluzione del web.

Prendiamola con ironia ed iniziamo ad analizzare le insofferenze di Google andando in crescendo.

  1. Sitemap statica

Esistono molti sitemap generator gratuiti e disponibili online che funzionano benissimo e che vanno bene per la maggior parte dei siti. Ma se avete a che fare con ecommerce o blog, dove vengono inseriti spesso nuovi prodotti o articoli, la soluzione migliore è usare sitemap dinamiche, cioè che si aggiornano automaticamente in base alla frequenza impostata. Usando una sitemap statica su questa tipologia di siti, dobbiamo generarla “a mano” di tanto in tanto per evitare di perdere nuovi link: la dimenticanza e la mancanza di tempo vi chiederanno il conto!

  1. Meta keywords e altre meta bestialità

I mata tag principali ai fini seo sono il title e la description.

Google ignora completamente il meta tag keyword da alcuni anni. Se ottimizziamo per Google è meglio non inserire le keywords per evitare di perdere tempo e di suggerire da html la nostra keywords strategy alla concorrenza.

Colgo l’occasione per ricordare che il title deve essere max 60 caratteri (spazi inclusi) e la description max 160. Quindi non fate i furbi, è inutile scrivere poemi! I caratteri in eccesso non saranno visualizzati negli snippet dei risultati di ricerca.

  1. Testi nel javascript e traduzioni parziali
    a) Capita di vedere testi inseriti nel javascript per agevolare la navigazione in sottomenu all’interno della pagina o per altre esigenze definite in fase di progettazione del layout. Cosa c’è di male? Niente, tutto molto carino, ma Google ce li ignora!

I testi ottimizzati ai fini seo non devono essere nascosti nella pagina, altrimenti non possono indicizzarsi.

Eh sì, avete indovinato: dovete chiedere al programmatore di modificare il layout!

    b) Si intuisce facilmente che è inutile cercare di ottimizzare un sito in russo se la maggior parte dei testi disponibili è in italiano e che non serve cercare trucchetti ingegnosi, vince sempre il contenuto! Parola di Google.

Ps. Ovviamente la stessa cosa vale anche per l’inglese, il francese, il tedesco, ecc.

  1. Redirect 301 non impostati

E questo è un classico. Il cliente fa fare il restyling del sito a un programmatore, affida a voi il seo e dopo poco vi chiede come mai il vecchio sito era ben posizionato, mentre da quando ci lavorate non è più visibile per nessuna keyword.

Ecco che vi trasformate in agente CSI e scoprite il crimine: in fase di restyling non erano stati impostati i redirect verso le nuove pagine, quindi tutto ciò che Google aveva indicizzato, è andato “perso nel tempo come lacrime nella pioggia” (cit. Blade Runner).

A meno che non possiate tornare indietro nel tempo, non avrete altra soluzione che ricominciare da zero.

  1. Link building a caso

La vecchia scuola è la vecchia scuola. Ma per il Seo purtroppo non funziona.

La strategia link building, anni fa applicata brutalmente, oggi deve essere impostata con estrema cautela. Link provienti da siti di scarsa qualità, poco coerenti con i nostri contenuti e basati sulle parole chiave sono estremamente dannosi e l’unico risultato è una bella penalizzazione.

Ripulite i backlink verso il vostro sito, meglio non usarli che usarli male.

 

E qui cominciamo a entrare nel vivo della classifica!

  1. Codice analytics non inserito

Si commenta da solo, con la variante di aver inserito per distrazione il codice di un’altra proprietà.

Niente panico, ve ne accorgerete entro una o due settimane con l’unica conseguenza di non poter vedere le statistiche di questo periodo.

  1. Immagini e pdf

Come anticipato nell’introduzione dell’articolo, esistono ancora oggi dei dinosauri duri a morire. In alcuni siti i testi sono dentro un’immagine e le schede prodotto sono solo in pdf.

Ancora una volta lo zio Google ci dice che non riesce a vederli, quindi vale quanto detto al punto 8.a

 

Signore e Signori, siamo giunti al podio!

Bronzo) Contenuti duplicati

Si trovano in giro per il web siti con contenuti duplicati pari pari su blog o domini che si basano su parole chiave. Ancora una volta il risultato non può che essere una penalizzazione di zio Google.

Argento) Flash & Co.

Sì, è tutto vero. Esistono ancora oggi. Non danno nell’occhio, sono discreti, a volte si mimetizzano, ma sono sempre i soliti: menu lampeggianti, player musicali e animazioni Flash.

Ora, andiamo un attimo di là di un discorso strettamente seo e realizziamo che oggettivamente questi giochini, oltre ad essere inutili, sono il modo più rapido per far scappare l’utente dal vostro sito!

 

E adesso vi presento il top del top, la magia che riuscirà sempre e ovunque a castrare l’indicizzazione del vostro sito:

Oro) Robots.txt

User-agent: *

Disallow: /

 

Grazie per l’attenzione e alla prossima!

Dave

La vera sfida e’ l’utilita’ dei contenuti.

A distanza di pochi giorni dal Web Marketing Festival 2015  che si è tenuto a Rimini il 19 e 20 Giugno scorsi, dire in poche parole che cosa mi sono portata a casa sarebbe riduttivo.

Molti concetti sono ancora “nella botte a decantare” come il miglior whisky. Altri spunti, invece, li ho accolti con un tale entusiasmo da non vedere l’ora di rientrare a lavoro per applicarli.

La sensazione più bella comunque è arrivata ascoltando parlare relatori che “davano voce ai miei pensieri”, cioè affermavano nuovi concetti di approccio al web da me condivisi.

Per esempio durante uno speech nella sala SEO quando il relatore ha affermato:

“la vera sfida è l’utilità dei contenuti come fattore di ranking”.

Al di là del concetto in sé che, per chi si occupa di SEO aggiornandosi continuamente, non è una novità, è stato estremamente “tranquillizzante” udire questa affermazione perché è proprio ciò che cerco di spiegare ad alcuni clienti; quelli che, ad esempio, sono ancora legati a un concetto di SEO un po’ obsoleto, fatto di parole-chiave, keyword density e scambio di link.

Ma perché siamo arrivati al punto, nella SEO e nel web marketing, da non poter più ragionare esclusivamente in questi termini?

Molto semplice quanto rivoluzionario: perché Google è una “machine learning”, cioè è in grado di imparare a riconoscere automaticamente modelli complessi e prendere decisioni intelligenti basate su dati.

L’ho già detto su questi schermi: Google sta diventando sempre più “umano”.

Google impara da solo quali sono i contenuti di qualità.

La qualità per Google va vista in tre dimensioni: la qualità dei contenuti appunto, insieme alla qualità dei backlinks ed alla qualità della user experience.

Come fa a valutare queste 3 dimensioni?

Lo fa grazie a Panda Update, l’algoritmo ad apprendimento macchina, che ha preso come modello su cui basare le proprie valutazioni i migliori siti dei brand ed ha elaborato un processo per trovare altre entità simili. Su Panda Google ha poi sviluppato Penguin, altro algoritmo ad apprendimento macchina, per individuare i backlink di scarsa qualità.

Così il prossimo SEO-futuro pare tracciato.

Vogliamo ottenere dei risultati di visibilità sui motori di ricerca?

Allora occorrerà essere un brand o comportarsi come tale e per fare ciò è inevitabilmente necessario creare una sinergia tra diversi strumenti di marketing digitale.

Anche perché, Google ha tutto l’interesse ad essere utilizzato come motore di ricerca principale se non unico e perciò si sta ormai da tempo “organizzando” per offrire agli utenti i migliori risultati possibili in ottica di user experience.

Siamo tutti diversi nella vita reale e quindi perché non dovremmo esserlo anche per Google?

  • Ciò significa risultati di ricerca diversi da persona a persona, ad esempio a seconda della frequenza con cui si effettua una determinata ricerca.
  • Ciò significa risultati diversi dal computer di lavoro, dal computer di casa, dal tablet o dallo smartphone.
  • Ciò significa risultati diversi a seconda del luogo geografico in cui è effettuata la ricerca, infatti Google tenta di rilevare automaticamente la posizione dell’utente e fornire risultati personalizzati in base a tale posizione.

Google, inoltre, personalizza i risultati sulla base della cronologia web del browser, anche da non loggati nei suoi servizi, perché memorizza i risultati degli utenti non loggati nelle query di ricerca, visitate per un massimo di 180 giorni, attraverso i cookie.

Quindi se, per esempio, si clicca spesso sul link di Peppa Pig nei risultati di ricerca, Google lo vedrà come preferenza e inizierà a mostrare i link di Peppa Pig più spesso e sempre più in alto nei risultati di ricerca.

Concludendo, mi auguro di essere stata di aiuto per chiarire i seguenti concetti:

a) Non cercarti su Google per le tue chiavi di ricerca perché Google si ricorda di te e ti darà risultati personalizzati, in genere molto diversi da quelli che ottiene il tuo SEO di fiducia (che – te lo dico – non ama Peppa Pig…..). Non ha davvero più senso telefonare al vostro SEO e dirgli: “ieri ero in terza, oggi sono in quinta…”, ok? 🙂

b)  Per capire come si sta posizionando il tuo sito fai riferimento ai report inviati periodicamente dal tuo SEO di fiducia, elaborati con tools appositi che se ne guardano bene da essere così “empatici” con te come fa Google…

c)  Il prossimo futuro della SEO e del web marketing sarà una vera rivoluzione… Come quella copernicana! Sarà bellissimo far parte di questa sfida futuristica. Ma in questo diventa sempre più di fondamentale importanza che cliente e SEO siano animati da spirito di collaborazione e fiducia.

Non esiste spettacolo senza spettatori

C’è un aspetto importante nella nostra vita. Si chiama riconoscimento.
Fame di stimoli.
In Analisi Transazionale (teoria psicologica) si chiamano “carezze”.

Ognuno di noi ha bisogno di carezze per dichiarare la propria esistenza, il proprio esser(ci).

Da questo punto di vista “essere spettatori” significa applaudire o tirare le uova.
Oppure rimanere zitti e fermi.
Cosa che per certi aspetti fa più male delle uova in faccia.
Quando si dice “l’indifferenza uccide”.

Essere quindi spettatori consapevoli. Non tirchi di un applauso o di un incoraggiamento in più. Non privi di feedback.

Essere spettatori che sappiano offrire “riconoscimenti”.

Il 22 giugno siamo stati spettatori di “Oltre lo specchio”, spettacolo di Danza con la direzione artistica di A. Ciuti – Studio Danza (il ricavato interamente devoluto ad A.G.B.A.L.T.).

La danza è vita, passione, arte e dolore.
La danza ti arriva, solo se sei disposto a muoverti, a cambiare.
Allora, come spettatore, puoi partecipare. Altrimenti il tuo applauso sarà forzato.
Il tuo silenzio pieno di “ma perché sono qui?”.

Davanti a “Oltre lo specchio”, siamo stati buoni spettatori.

Non solo. Abbiamo cercato di rendere spettatori tante altre persone, fuori dalla platea, fuori dal teatro.

Abbiamo fatto una prima prova di streaming. Perché le cose vanno raccontate davvero. Vanno fatte vedere dove possibile.

E’ vero, non sarà mai come essere a teatro. Mai.
Ma la possibilità di rendere spettatori a casa i nonni, i familiari o gli amici che non sono potuti venire, o semplicemente potersi rivedere i giorni successivi, è una cosa che va ben oltre qualche tweet o post: ferma il tempo e lo spazio di un momento.

Qui potete scaricare il link per vedere lo spettacolo on demand (è un po’ lungo, ma potete vederlo anche a puntate!).

E soprattutto potrete essere in qualsiasi parte del mondo, ancora spettatori.
Spettatori consapevoli. E potrete elargire i vostri riconoscimenti, le vostre “carezze”.
Se vi piacerà, fate i complimenti alla Scuola di Danza. Altrimenti avrete investito un pò del vostro tempo e magari vi sarà piaciuta l’idea da noi promossa. #teseneateatro.

Sì, a teatro o in una piazza. Ovunque ci sia qualcosa che pensiamo sia bello farvi vedere e che avremo l’opportunità di mandare in streaming in zona.

In maniera semplice. Perché mia nonna (84 anni) deve poter accedere a quello che vuole.
Deve potersi emozionare e decidere di andare a teatro, quando vuole, da casa sua.
Sennò la potenza della rete, resta una potenza parziale. A seconda dell’età.

Tesene e la danza insieme.

Stasera ore 21 spettacolo di beneficenza presso il Teatro Verdi di Pisa.

“Oltre lo specchio” spettacolo di danza
Direzione Artistica
A.Ciuti – Studio Danza
con il patrocinio di Rotary Cascina

Il ricavato sarà interamente devoluto all’associazione ONLUS A.G.B.A.L.T.

Tesene srl ti dà la possibilità di vedere lo spettacolo in diretta e on demand al link http://tesene.it/teatro/
In seguito alla registrazione riceverete per posta elettronica il link allo streaming che sarà visibile anche su dispositivi mobile Android e IOS.

Lo confessiamo. Siamo riusciti a eliminare il pelo nell’uovo

Ecco come:

  • 100 gr di passione
  • 90 gr di esperienza
  • Quanto Basta di ironia
  • Un pizzico di presunzione
  • Doppia dose di coraggio

Mescolato con cura con uno Staff fantastico.

Il contesto in cui operiamo è sempre più competitivo e le novità sono all’ordine del giorno.

Gli aggiornamenti sui canali social, sul web e la consacrazione di nuovi guru sono ormai eventi quotidiani.

Il rischio, in uno scenario di questo tipo, è quello di soccombere alla ricerca della perfezione di se stessi, perdendo di vista l’altro.
Concentrarsi sui singoli ingredienti e non vedere la ricetta.

La ricerca dell’errore dell’altro, della perfezione, del “pelo nell’uovo” spesso distoglie dal vedere i progetti (di vita o di lavoro) nella loro interezza e complessità.

A noi non interessa essere perfetti.

A noi interessa lavorare con passione, energia, voglia di crescere e rendere il nostro cliente orgoglioso di averci come partner.

Ecco perché abbiamo” tolto il pelo nell’uovo”. Abbiamo messo da parte il detto. Da noi in azienda NON SI USA!! Non ci interessa cercarlo.

Mettiamo l’anima in quello che facciamo. Sempre.
Vogliamo offrire la nostra esperienza, il nostro pensiero critico, la nostra immaginazione.
Vogliamo uscire dalla logica di chi disintegra i concorrenti per farsi bello.
Gli errori si fanno, ne faremo sempre. E meno male! E’ proprio da quelli che si riparte e si trovano soluzioni differenti. Si aprono nuove strade e nuovi orizzonti da raggiungere.

Ecco, questo. Non siamo perfetti, non sceglieteci per questo, o meglio: sceglieteci anche per questo perché non cerchiamo il pelo nell’uovo 😉
Ci sentiamo comunque abbastanza forti da poter dire che difficilmente altrove troverete la perfezione.

Quindi se fate parte di quelli che vedendo il nostro bell’uovo hanno pensato “finalmente qualcuno ha trovato la chiave della perfezione!”, “finalmente qualcuno ha trovato chi toglie il pelo “dall’uovo”, bè no.
Non è così.
E a pensarci bene… Le preposizioni (nel, dal, sul) sono un po’ “i peli” della grammatica italiana. Utilissimi. A volte in più.

La gestione di una digital agency e la PASSIONE

Sono ormai 15 anni che faccio questo lavoro e uno dei problemi più importanti rimasto ancora in ballo riguarda la gestione dei progetti.

Quando siamo partiti, come ho fatto io, in due persone in un garage e con un background che non ha niente a che fare con il settore e sei spinto dalla PASSIONE non ti poni nemmeno il problema, le informazioni sono poche come i clienti e fai tutto a braccio.

Dopo la prima fase comunque gli anni passano ed il personale, per fortuna, da gestire aumenta e la prima domanda che ti poni è : esiste uno strumento già fatto, magari anche open che riesca a darmi una mano? La prima risposta: NO!

Ho provato e testato decine di software, anche a pagamento, ma nessuno di questi, secondo me, è pensato o realizzato per gestire una digital agency che, come la mia, ha una complessità e varietà di servizi che copre l’intera filiera della web. Fate conto che noi partiamo dalla gestione di una server farm, alla realizzazione di siti e software complessi fino ad arrivare alla gestione e ideazione di campagne di web marketing strutturate.

Nel mentre che provi a cercare una soluzione ovviamente devi produrre e ti devi evolvere e quindi per una ditta come la mia vuol dire inserire nuove figure, valutarne altre e gestire quelle presenti ( oltre a tutte le altre questioni amministrative/commerciali ). In questo momento in cui hai tutto questo carico e pressione e non hai strumenti si creano i famosi come dico io “scivoli“, vieni cioè sepolto da un’infinità di richieste dalle più banali a quelle più complesse (argomento che verrà trattato in sede separata).

Sbatti la testa ovunque fino ad arrivare ad un punto in cui numeri aziendali ti consentono di attivare dei collaboratori a cui riesci a delegare parte delle richieste e quindi concentrarti su altro. Ovviamente anche loro avranno lo stesso problema della gestione dei progetti.

Nel mio caso abbiamo diviso le risorse in tre reparti: realizzazione, tecnico e marketing. A ciascuno di essi abbiamo assegnato un responsabile che ha il compito di gestire le risorse ed i progetti.

In soldoni, alla complessità della prima ricerca se ne aggiunge un’altra, ovvero che ogni reparto lavora e ha termini di progettazione, realizzazione e durata di progetto totalmente diversi.

Arrivati a questo punto ti devi chiedere che tipo di software stai cercando. Per me è stato ed è:

  • la gestione di un progetto globale ( farm, realizzazione, marketing) divisibile in task sia ricorsivi che non
  • Avere la misurazione dei tempi sui singoli task assegnati ai collaboratori
  • Sapere se su un progetto l’azienda ha guadagnato o rimesso
  • Gestire le richieste di correzione bug
  • Avere un calendario per la pianificazione delle attività per singolo collaboratore
  • Gestire le urgenze
  • Un pacco di stats

Scoraggiato nella ricerca le alternative sono due: o ti adatti con milioni di fogli Excel oppure, se hai la possibilità, come abbiamo fatto noi, te lo sviluppi in casa, tagliato su misura per te, magari utilizzando come base strumenti già esistenti e facendoli parlare fra di loro. Investimento senza dubbio importante ma con dei ritorni successivi senza dubbio interessanti.

Ad un certo punto ti chiederai, per la storia degli “scivoli“, ma chi me lo fa fare?

Beh nel mio caso la PASSIONE per il mio lavoro e la fortuna di avere accanto persone che oltre a farmi incavolare mi fanno anche SORRIDERE

Hummingbird e la SEO

Se ascolti una conversazione fra due SEO potrebbe capitarti di sentirli ragionare di “piccioni”, “panda”, “colibrì”, “pinguini”…

Per quanto possa essere lecito pensare che siano impazziti, dato il tipo di lavoro che fanno… 🙂 , in realtà stanno sicuramente parlando dei vari aggiornamenti che negli ultimi anni Google ha apportato al proprio algoritmo per rendere l’esperienza sul motore di ricerca sempre più rispondente alle esigenze dell’utente.

In altre parole questi aggiornamenti sono stati pensati (oltre che per fare ulteriormente impazzire i SEO 🙂 ) per fare sì che l’utente trovi ai “piani alti” delle SERP i contenuti ritenuti più utili rispetto alla query di ricerca impostata, provenienti da siti di alto valore, nel più breve tempo possibile e ultimamente anche geolocalizzati rispetto alla sua posizione nel momento in cui effettua la ricerca, specialmente se la ricerca è effettuata da un dispositivo mobile.

Credo di non esagerare nell’affermare che Google stia diventando sempre più “umano” soprattutto dopo l’aggiornamento algoritmico Hummingbird, il “colibrì” appunto citato dai due SEO di cui sopra…

Hummingbird a mio avviso è una vera potenza perché aiuta Google a capire di cosa parlano i siti, e quindi a posizionarli non più tanto per parole-chiave, quanto per contesti semantici.

A seguito di questo aggiornamento, infatti, nello scandagliare i contenuti dei siti online, nel categorizzarli e soprattutto nel valutarli, Google dà sempre meno importanza alla presenza delle parole-chiave, nel senso di keyword density, e sempre più importanza al contesto ed, in particolare, alla quantità e qualità di significati che da una parola-chiave principale scelta possono essere sviluppati.

Insomma… Google è diventato un attento lettore, ed il grado di comprensione del contesto in cui si inserisce il sito, quindi la sua corretta indicizzazione per le parole ed i temi che ci interessano, dipende dalla qualità e precisione dei contenuti che in esso vengono pubblicati.

Per questo si sente sempre più spesso dire che la SEO classica è morta e che “the Content in the King”.

Diciamo che la SEO non è morta, infatti l’ottimizzazione di un sito per i motori di ricerca è ancora un’ attività assolutamente importante e rilevante in un serio progetto di web marketing, ma certamente la SEO si è ampiamente evoluta e continuerà ad evolversi costantemente in corrispondenza dei perfezionamenti algoritmici sempre più raffinati posti in essere dal più grande e complesso motore di ricerca al mondo: Google!

E’ anche per questo motivo che il tuo SEO di fiducia di qui in avanti ti chiederà sempre più spesso di fornirgli contenuti testuali unici ed originali per il tuo sito. Tu ascolta attentamente i suoi consigli ed accontentalo! Anche Google te ne sarà grato! 🙂

VIVIAN MAIER, STREET PHOTOGRAPHER

Un buon street photographer deve avere molti talenti: un timing eccezionale, la capacità di cogliere le luci giuste, l’impeccabile abilità di non perdere l’attimo, avere un occhio attento ai dettagli e al quotidiano.
A mio avviso Vivian Maier, con la sua arte, ha saputo rappresentare tutto questo.
Vivian Maier (New York, 1º febbraio 1926 – Chicago, 21 aprile 2009) è stata una fotografa statunitense, della cui attività artistica si sapeva ben poco fino a pochi anni fa.
Come per altri artisti rimasti sconosciuti o semisconosciuti durante la loro vita, Vivian Maier e, soprattutto, la sua vasta quantità di negativi (si è calcolato che si aggirino attorno ai 150.000, spesso neanche sviluppati) è stata scoperta meno di dieci anni fa per la tenacia di un giornalista, John Maloof, anche lui americano.
Maloof, nel 2007, volendo scrivere un libro sulla città di Chicago e avendo poco materiale iconografico a disposizione, decise di comprare una enorme cassa consunta ad una vendita d’asta, sapendo solo che era appartenuta ad una donna che si era dilettata di fotografia nel suo tempo libero. La cassa gli costò appena 380 dollari. Al suo interno scoprì centinaia di negativi e decine di rullini ancora da sviluppare. Incuriosito dallo straordinario ritrovamento volle saperne di più sulla donna a cui era appartenuta la cassa. Venne a sapere che Vivian Maier aveva lavorato per tutta la vita come bambinaia soprattutto nella città di Chicago. Durante le giornate libere o i periodi di vacanza era solita scattare foto della vita quotidiana di città come New York, Chicago e Los Angeles.
La maggior parte delle sue foto sono “street photos” ante litteram e può essere considerata un po’ una precorritrice di questo genere fotografico. Inoltre, scattò moltissimi autoritratti, caratterizzati dal fatto che non guardava mai direttamente verso l’obiettivo, utilizzando spesso specchi o vetrine di negozi come superficie riflettente.
La sua vita può essere paragonata un po’ a quella della poetessa americana Emily Dickinson, che scrisse le sue riflessioni e le sue poesie senza mai pubblicarle e, anzi, a volte, nascondendole in posti impensati, dove furono ritrovate dopo la sua morte.
Dal momento della sua scoperta, Maloof ha svolto una instancabile attività di divulgazione della sua opera fotografica, organizzando mostre itineranti per tutto il mondo. Vivian Maier, per scattare le sue immagini, utilizzava una macchina fotografica Rolleiflex.
La sua vita e il suo lavoro sono stati oggetto di libri e documentari.

L’USO DEI TAG PER CATEGORIZZARE I CONTENUTI DI UN BLOG

Se hai un blog sono (quasi…) tentata di giocare la casa nello scommettere che quando arrivi a scrivere la conclusione dell’articolo, proprio poco prima di mandarlo in pubblicazione, vieni improvvisamente colto da un desiderio irrefrenabile di associare all’articolo una quantità industriale di quelli che in gergo vengono detti “tag”.

Il divertimento nell’aggiunta di tag ai post come se non ci fosse un domani, ti rende magari anche improvvisamente più creativo del solito così che, pur di andare a popolare la lista di tag trascorri anche diversi minuti a pensare a parole nuove, sinonimi, concetti su cui mai avevi riflettuto prima ai quali vuoi improvvisamente collegare il tuo nuovo post.

E’ vero che lo fai …?!? 🙂

Bene, se lo fai, sappi che lo stai facendo nel modo sbagliato… Associare tag ai post è una attività piuttosto delicata in ottica SEO e creare dei disastri è all’ordine del giorno.

Comunque niente è perduto e non sei ancora da internamento, tranquill*… Tutto si sistemerà non appena arriverai a leggere questo articolo fino in fondo.

Che cosa è un tag?

Un SEO risponderebbe a questa domanda dicendoti che i tag sono tassonomie orizzontali. Con questa espressione intende dirti che i tag sono degli archivi di contenuti, pertanto per Google rappresentano contenuti aggregati, esattamente come lo sono le categorie.

Già questo ti deve far riflettere sul fatto che trattandosi di archivi di contenuti è perfettamente inutile e, in ottica SEO, del tutto controproducente per il posizionamento del contenuto stesso, associare decine di tag ad un solo post ed altre decine di tag completamente diversi dai precedenti ad un altro post e così via… Stoppa subito la tua vena creativa e fermati a riflettere!  🙂

Come utilizzare correttamente i tag ?

La scelta dei tag dovrebbe necessariamente avvenire prima della produzione dei post per il blog. Inoltre i tag dovrebbero auspicabilmente essere parole-chiave, in quanto trattandosi di archivi di contenuti Google se li va amorevolmente a spulciare…

Non bisogna associare un solo tag ad un solo articolo, sarà invece necessario circoscrivere dei macroargomenti da associare a più articoli.

Facciamo un esempio: hai un blog che tratta di viaggi in giro per il mondo diviso in categorie che corrispondono ai 5 continenti (Europa, Asia, Africa, Oceania, America… è dibattuto il fatto che l’Antartide sia un continente a se… 🙂 ).

Se scrivi di un viaggio romantico a Berlino ovviamente lo categorizzerai sotto “Europa”, se scrivi, invece, di un altro viaggio romantico a New York il post andrà sotto “America”, così come quando racconterai di quanto ti sei divertito a fare surf in California.

Come comportarsi con i tag allora?

Dei tag sensati per aggregare orizzontalmente i tuoi articoli potrebbero per esempio essere: “viaggi romantici” e “viaggi avventura”, i quali si associano ai vari post indipendentemente da dove siano categorizzati ma, bensì, dal tipo di viaggio:

quindi il viaggio a Berlino e quello a New York, sebbene appartenenti a categorie diverse, saranno aggregati entrambi sotto lo stesso tag “viaggi romantici”, mentre il post sul divertentissimo surf in California sarà taggato con “viaggi avventura”.

L’uso consapevole e ragionato dei tag conferisce ulteriore ordine ai tuoi contenuti digitali e contribuisce drasticamente ad aiutare i motori di ricerca nell’indicizzazione di essi. Usa i tag consapevolmente! 🙂

Prima di morire, vivi! Storie sulla Rinascita

Le feste sono sempre un’occasione di riflessione. Sono giorni “diversi”. Giorni che hanno grande potere.
Se si sta male, si sta malissimo. Se si sta bene, si eccede nell’euforia. Se si sta “normale” (che poi a voi è chiaro come stia effettivamente una persona che alla domanda “come stai?”, vi risponde “Normale” . Boh.), mediamente ci si riposa.

Benedette feste, maledette festività. Gioia per la gola, dolore per la pancia (e i glutei), sorpresa per i più piccoli.
Profondamente connotate da una parte religiosa, le festività entrano quasi prepotentemente nell’abitudine quotidiana. E la rompono.

Ed è questa la parte più interessante delle festa (per religiosi e non). Rompono qualcosa. Fanno quasi sempre da divisorio. C’è sempre un “prima di Natale” e un “dopo Capodanno”, fateci caso.
C’è sempre un “passata la Pasqua…” e via giù una super lista di buoni propositi o di sogni da realizzare.

Se poi la lista la tiriamo giù o no, o i sogni li realizziamo o no, questo non dipende dalle festività, ma da noi. Che dovremmo essere la vera sorpresa per noi stessi.

La Pasqua, in particolare, ha in sé due concetti molto forti:

  1. In tre giorni possono cambiare (parecchio) le prospettive (non vorremmo citare nessuno, ma insomma la storia insegna)
  2. La Rinascita

A volte ci arrendiamo di fronte ad alcune situazioni, ci sembrano troppo grosse o troppo complicate.
Alle volte ci perdiamo davanti alle cose, per paura, per una “frenata” brusca dell’autostima, grande compagna di viaggio di tutti noi.
Quella c’è sempre. Bisogna solo capire in che modo viaggia insieme a noi.
Davanti, a fianco o dietro. A seconda di questo, cambia tutto nella vita.
Torniamo alla paura, all’arrenderci. Bè, credenti o no, la cosa da portarci via per un bel po’ della Pasqua, ha sicuramente a che fare con il concetto “tutto può essere superato, basta volerlo”.

La Rinascita. Non va aggiunto molto a questa parola. La Rinascita è come una donna meravigliosa che esce dalla polvere ed è pronta a una luce nuova.

E noi siamo molto felici di poter parlare di Rinascita anche in Tesene.
Sì, perché in questo periodo di crisi comune, di fatica nel risollevarsi, poter parlare di ripresa, di progetti e di nuove persone che si integrano con altre, ci fa pensare che “Si può fare!” [cit.]

Una Rinascita che non è solo rispetto a concetti legati al trend di mercato o a conti in banca (lo diciamo soprattutto per non aizzare troppo le invidie altrui :D), ma a una nuova consapevolezza nel lavorare in questo periodo storico.
Tante complessità, tanta velocità, tante richieste “per ieri”, tante cose venute bene, altre sulle quali migliorare.
Siamo perfetti? NO, GRAZIE.
Abbiamo una gran passione in quello che facciamo.

E…si possono spaccare tutte le uova di cioccolato che vogliamo, ma questa no, non si trova dentro.
La passione dentro alle uova di Pasqua non la troveremo.
Questa si ha, o non si ha. E noi s’ha.

Buona Rinascita, Buona Pasqua e Buona cioccolata a tutti.

Il Team di Tesene