Bambini con cartelli lingua

Siti internazionali: non c’è multilingua senza SEO

Siti internazionali: non c’è multilingua senza SEO

Hai deciso di intraprendere la strada dell’internazionalizzazione della tua impresa e ti occorre un sito multilingua? Per creare un sito web con più lingue senza rinunciare al traffico organico dovranno essere ottimizzate tutte le lingue scelte.

Avere versioni multiple del sito significa moltiplicare l’efficacia della comunicazione ma anche le potenziali problematiche. Bisogna essere sicuri di avere le idee ben chiare già in fase di progettazione e dotarsi delle infrastrutture appropriate.

Per creare il tuo sito multilingua avrai bisogno di servirti della consulenza di un professionista che si occupi dell’ottimizzazione dei siti per i motori di ricerca o SEO. I siti multilingua, infatti, non sono tutti uguali e, a seconda dei casi, occorre valutare l’implementazione di diverse tecniche per la segnalazione ai motori di ricerca delle varianti del tuo sito.

SEO per i siti multilingua e multiregionali

Sarà compito del consulente SEO analizzare le versioni multilingua, capire come fare raggiungere le pagine del sito da utenti di uno specifico paese, evitare il contenuto duplicato e valutare altri aspetti che potrebbero comportare effetti negativi sul posizionamento del sito.

Oltre ad essere multilingua, il tuo sito potrebbe essere multi-regionale e restituire contenuti diversi a seconda della localizzazione anche se sono scritti nella stessa lingua.

Il SEO ha diversi strumenti a disposizione attraverso cui specificare a Google come è costituita l’architettura informativa di uno o più siti web ma lo strumento di segnalazione più efficace resta sempre la sitemap.

Cos’è e come funziona una Sitemap Multilingua

Una sitemap indica a Google quali sono le pagine del tuo sito e le loro caratteristiche quali la loro importanza, la loro frequenza di aggiornamento e le immagini in esse contenute.

La sitemap multilingua è una versione “avanzata” della sitemap standard che, oltre a queste caratteristiche, indica le corrispondenze fra le varie versioni della pagina in lingue diverse e comunica al motore di ricerca a quale area specifica degli utenti parlanti una determinata lingua sono destinati i contenuti.

Sitemap Multilingua generata in maniera dinamica e statica

Una sitemap può essere scritta una tantum, senza possibilità di aggiornamento, oppure venire generata dinamicamente come quella generata dal plug-in SEObyYoast.

Attualmente la versione gratuita di SeoYoast non permette di gestire le sitemap multilingua secondo le linee guida di Google quindi l’unica soluzione per “rispettare le regole” era sostituirla con una sitemap statica.

Di fondamentale importanza è però fornire a Google indicazioni aggiornate sulla struttura del proprio sito web. Grazie al plug-in WordPress per i siti multilingua XML Multilanguage Sitemap Generator siamo in grado di fornire a Google una sitemap dinamica.

La sitemap è disponibile per i siti WordPress che utilizzano WPML e Polylang per la gestione delle lingue. Tramite la sitemap generata da questo plug-in , creato da Marco Giannini, membro del nostro team di sviluppo, riusciamo a gestire i siti multilingua dando le corrette indicazioni a Google sulla natura delle pagine web ed ottenere risultati migliori per i nostri clienti.

Novità Facebook: cambiano le impostazioni per muoversi tra profilo e pagina

Negli ultimi tempi Facebook ha effettuato numerosi cambiamenti importanti che riguardano il suo utilizzo e l’implementazione di varie funzionalità, in particolare per le pagine aziendali.

In questo articolo voglio soffermarmi sulle modifiche delle impostazioni per muoversi tra profilo personale e pagina (o pagine) aziendale associata a quel profilo, nel caso in cui non si utilizzi Business Manager (di questo ampio argomento parleremo in un altro articolo).

Fino a qualche tempo fa, per spostarsi dal proprio profilo personale ad una pagina aziendale associata a tale profilo, era sufficiente cliccare sul triangolo rovesciato in alto a destra nella barra blu e scegliere, attraverso l’opzione “usa facebook come”, se continuare la navigazione su Facebook come profilo personale o accedere alla pagina aziendale amministrata.

Nel caso in cui si scegliesse la seconda opzione, si veniva reindirizzati alla pagina aziendale e si “diventava” la pagina; questo consentiva automaticamente di scrivere i post sulla pagina a nome della pagina stessa ed effettuare tutte le azioni social (mettere “mi piace” a post e ad altre pagine, commentare e condividere) direttamente come pagina.

Da un po’ di tempo questa cosa non è più possibile, o meglio, è sempre possibile e – a mio avviso – anche più agevole, ma differenti sono i passaggi da fare.

Innanzi tutto lo “switch” tra profilo e pagina non è più visibile, come avveniva prima, dalla barra blu in alto: in essa rimane sempre visibile il nome del profilo personale.

Lo switch, adesso, può essere fatto sul singolo post, cliccando sul quadrato in fondo a destra di ogni box del post:

Lo stesso procedimento vale per effettuare azioni social:

Per mettere il “mi piace” a nome della pagina che gestiamo su altre pagine aziendali, è necessario cercare la pagina a cui vogliamo mettere il “mi piace” e cliccare sul bottone con 3 pallini posizionato all’estrema destra, sul menù in sovraimpressione sull’immagine di copertina; si aprirà un menù a tendina sul quale è possibile selezionale la voce “metti mi piace a nome della pagina”:

A questo punto si aprirà un box dal quale è possibile selezionare la pagina di cui siamo amministratori, con la quale vogliamo dare un like a un’altra pagina aziendale che ci piace.

Infine, per visualizzare il newsfeed della pagina, ovvero andare a vedere i post delle pagine aziendali a cui abbiamo messo “mi piace” a nome della pagina, è necessario cliccare sulla nuova sezione posta a sinistra della home della pagina, intitolata “vedi la sezione pagine”:

E se, una volta approdato nel newsfeed vuoi cercare altre pagine a cui mettere “mi piace” a nome sempre della pagina che stai gestendo, basta cliccare in alto su questo pulsante verde:

Spero che questo breve articolo possa esserti utile se hai riscontrato ultimamente difficoltà nel passaggio da profilo personale a pagina aziendale.

Se hai altre domande su questo argomento ti invito ad utilizzare lo spazio commenti qui sotto per porre i tuoi dubbi.

Questo è solo un piccolo aspetto degli enormi cambiamenti che Facebook sta mettendo in atto e ai quali dedicheremo certamente altri spazi di approfondimento su questo blog.

google analytics

Monitorare Eventi in Google Universal Analytics

Salve a tutti, oggi torniamo a parlare di SEO!
L’argomento che ci preme trattare, visti i lavori in corso degli ultimi mesi, è il monitoraggio eventi con Google Universal Analytics.
Il nostro principale riferimento è la Guida ufficiale Google Developers e di seguito forniamo qualche esempio pratico.

Dobbiamo fare attenzione alla funzione da inserire nel codice, mentre nel pannello di amministrazione di Analytics resta invariata l’impostazione delle condizioni:

monitoraggio eventi in google universal analytics

Quindi, se nella versione precedente usavamo la funzione gaq.push:
gaq.push([‘_trackEvent’, ‘[Categoria]’, ‘[Azione]’, ‘[Etichetta]’, ‘[Valore]’]);

nella versione attuale dobbiamo usare la funzione ga:
ga(‘send’, ‘event’, ‘[Categoria]’, ‘[Azione]’, ‘[Etichetta]’, ‘[Valore]’);

 

MONITORAGGIO CON INTERAZIONE

In caso di interazione, la funzione ga va inserita nell’attributo onclick del link che si vuole monitorare:
onclick=”ga(‘send’, ‘event’, ‘[Categoria]’, ‘[Azione]’, ‘[Etichetta]’, ‘[Valore]’);”

Facciamo un esempio, ipotizzando di dover tracciare i click sul download di un file pdf, e settiamo le condizioni come segue:

monitoraggio evento analytics con interazione

Il nostro attributo diventa:
onclick=”ga(‘send’, ‘event’, ‘click’, ‘download’, ‘pdf’); “

L’attributo ovviamente dovrà essere aggiunto a tutti i link pdf che voglio tracciare, ad esempio:
<a onclick=”ga(‘send’, ‘event’, ‘click’, ‘download’, ‘pdf’); “href=”catalogo.pdf”>Scarica il Catalogo</a>

In questo caso non abbiamo settato il parametro ‘[Valore]’, poiché è sufficiente conoscere il numero di download. In altri casi, invece, potremmo inserire un valore numerico significativo per la nostra analisi.

 

MONITORAGGIO SENZA INTERAZIONE

Un monitoraggio senza interazione è necessario quando dobbiamo monitorare eventi che avvengono indipendentemente da un’azione dell’utente.

Ad esempio, supponiamo che la conferma di iscrizione ad un sito e-commerce sia visualizzata con un messaggio generato da uno script all’interno della pagina. L’url non cambia e l’utente non fa alcun click.

registrazione al sito avvenuta

In questo caso è sufficiente modificare l’attributo ed aggiungere questo parametro alla funzione ga:
{nonInteraction: true}

La funzione va inserita nello script che visualizza il messaggio al verificarsi della condizione registrazione dell’utente
onclick=”ga(‘send’, ‘event’, ‘banner’, ‘impression’, ‘registrato’, {nonInteraction: true}); “

All’interno di uno script avremo:

script

A questo punto vado a specificare le 3 solite condizioni in Google Analytics…

monitoraggio evento analytics senza interazione

… e il gioco è fatto!
Spero che questo breve articolo possa essere un utile chiarimento sul monitoraggio eventi, soprattutto per chi si è avvicinato da poco al fantastico mondo della Web Analysis. Aspetto i vostri feedback, commenti, suggerimenti, aneddoti, ecc.

Grazie e alla prossima!
Dave

Saldi? Si, ma non solo a gennaio. Ecco Le App per fare occasioni tutto l’anno.

I saldi sono partiti e la corsa alle occasioni è lo sport preferito di gennaio.

L’importante comunque è perdere kili di troppo accumulati durante le feste!

Quello che consiglio però è di non rinunciare alle occasioni tutto l’anno.
Non solo ad acquistarle ma a anche a vendere cose che non usiamo più.

Come? Semplice, è tutto a prova di smartphone.

E’ sempre più di moda DEPOP, un’applicazione tutta italiana che si è fatta conoscere anche in Europa.
Molto facile da usare (pure troppo), pagamento con PayPal. Ogni utente può mettere la foto di un suo vestito o accessorio, inserirne descrizione e prezzo e metterlo in vendita sulla app.
Oppure può comprare da un altro utente.
Per gli amanti della contrattazione del prezzo, si può scrivere privatamente al venditore.
(disponibile su App Store e su Play Store).

Più orientata all’aspetto di geolocalizzazione è Shpock, una app dedicata all’acquisto e vendita di oggetti stile mercatino dell’usato.
Io amo i mercatini dell’usato, amo girarli. Mi piacciono gli odori, la caoticità, la gente curiosa.
Ricordo ancora il mercato delle pulci a Parigi. Sembra di entrare nel paese delle meraviglie di Alice.
Sarei rimasta ore e ore.
Ma in mancanza di tempo, questa è l’app che più si avvicina al concetto di mercatino delle pulci.
Se vuoi vendere carica una foto del tuo articolo, inserisci un titolo e una breve descrizione.
Fissa un prezzo e il prodotto è pronto per la vendita!
Puoi vendere qualsiasi cosa: proprio come ai mercatini e Shpock non trattiene percentuali!
Disponibile sia per Android che iOS.
Unica cosa: troverete veramente di tutto! Come nei migliori mercatini delle pulci 😉 Quindi fate una buona selezione!

In ultimo segnalo Etsy. 22 milioni di acquirenti di tutto il mondo che possono comprare articoli unici.
Unici perché a differenza degli altri due, qui ci sono molti oggetti fatti a mano dal proprietario del negozio.
Il sistema di vendita e pubblicità del singolo negozio è assai più strutturata rispetto alle altre due app.
Consiglio un’occhiata alla sezione gioielli vintage…per gli amanti c’è qualcosa di davvero carino.

E concedetemi una piccola digressione su quello che ci sta “dietro” a queste applicazioni così usate e definite così utili. Non è solo il risparmio. Non è solo una questione economica.

E’ una questione di percepire tante possibilità, di osservare il prodotto e confrontarlo e di avere la comodità delle cose a portata di mano.

Queste applicazioni fanno si che le persone, sempre più impegnate e alla ricerca di tempo, non abbiano il “disagio” di ricevere da un qualsiasi commesso un “No, mi spiace, l’oggetto non lo abbiamo”.

E’ il rifiuto che siamo sempre più inclini a non accettare: investo tempo e non voglio buttarlo in una ricerca negozio per negozio che magari diventa inutile e senza acquisto.
Preferiamo dire “Non l’ho trovato, lo devo cercare meglio”. In due parole: possibilità e autonomia.

Ecco quindi un invito sincero a tutti coloro che hanno negozi e botteghe, ad aprire i propri orizzonti di vendita, non per chiudere il negozio che è l’anima di qualsiasi città (Lucca, la città dove vivo, è meravigliosa proprio grazie ai negozi e alle piccole botteghe che riescono a reggere questo cambiamento epocale), ma proprio per tenerlo aperto come fonte attrattiva ma non come unico veicolo di vendita.

Klink, il social che retribuisce le tue foto

Come già abbiamo detto più volte i contenuti visuali, sul web e sui social, fanno da padrone.
Lo abbiamo visto con Instagram e Pinterest, analizzando i benefici che l’utilizzo di questi social possono portare ai brand nella loro strategia di social media marketing e di web marketing in generale.

Proseguendo sulla scia dei social network dedicati ai contenuti fotografici e video, in questo post vi voglio parlare di un nuovo social network, sullo stile di Instagram, che da qualche mese è scaricabile su dispositivi mobili.

Si tratta di Klink, una nuova piattaforma di social networking dedicata alla fotografia e ai video che, però, a differenza dei suoi simili più noti, ha come peculiarità  quella di remunerare i suoi utenti in base alle visualizzazioni ottenute.

Sì, hai capito bene: agli utenti iscritti che condividono foto o video, Klink riconosce delle somme di denaro che diventano sempre più copiose  all’aumentare delle visualizzazioni uniche ottenute e delle interazioni ricevute sui loro contenuti.

Tranquill*, anche in questo caso, il rischio di diventare ricchi non esiste! 😀 Nemmeno quello di diventare benestanti. Se poi già ti stai immaginando su una spiaggia ai Caraibi a vivere di rendita postando su Klink le foto dei tramonti e dell’acqua cristallina del mare, ho il dovere di informarti che sei sulla strada sbagliata 😀

Infatti per riuscire a guadagnare una piccola somma di denaro le visualizzazioni devono essere davvero molte: ogni 1000 visualizzazioni uniche arriveranno 2 dollari.

Tuttavia, a fronte di un pagamento di 0.99 dollari, Klink ti dà l’opportunità di acquistare l’opzione featured a cui è dedicata una sezione specifica delle gallery e che permette agli utenti di ottenere molta più visibilità rispetto alla pubblicazione “gratis”!

Per chi potrebbe essere particolarmente consigliato Klink?

Posso dirti che se la tua passione è la fotografia o il visual storytelling, cioè raccontare storie attraverso foto e video e magari già usi Instagram con buoni risultati di engagement, allora l’approdo a Klink può essere per te il passo successivo.

Infatti, se riesci ad ottenere una buona visibilità nel newsfeed con un alto livello di scatti visualizzati, potrai diventare influencer della piattaforma ed ottenere l’inserimento all’interno della sezione creators; questo ti consentirà anche di guadagnare qualche dollaro in più.

Insomma, ormai ti è certamente sempre più chiaro quanto le immagini sul web creino valore:

evocano immediatamente le nostre emozioni, rappresentano un linguaggio universale, generano più engagement rispetto ad altri tipi di contenuti e adesso, con l’avvento di Klink, possono generare anche introiti monetari!

Fammi sapere nello spazio commenti qua sotto se stai provando ad utilizzare Klink e come va!

“Non Estinguerti”: i Seminari dove parliamo di digitale

C’è stata e c’è la crisi, è vero. Ma dove c’è crisi, c’è anche la possibilità di arrivare primi, di cavalcare l’onda in tempo, c’è anche aria di opportunità.

“Non Estinguerti”, sono una serie di Seminari che abbiamo deciso di organizzare, per parlare di digitale, di quello che sta accadendo e di quanto possiamo perderci se non comprendiamo bene gli strumenti che abbiamo a disposizione non solo per promuoverci, ma per conoscere persone, per fare rete, per condividere e non rischiare l’estinzione.
Abbiamo sentito l’esigenza di spiegare agli imprenditori, ai manager e ai cittadini che cosa si stanno perdendo se non abbracciano l’era digitale.

Cosa significa era digitale?
Questo:

Le relazioni si amplificano e sono a nostra disposizione.

 

Siamo cambiati, che si voglia o no questo mondo è cambiato e non è così brutto o anaffettivo come si può pensare

Sul web, sui social ci sono persone che parlano, si mostrano, interagiscono, stringono opportunità di lavoro, si insultano, litigano. Esattamente come se si fosse vis a vis. L’unica cosa che manca su queste piattaforme (come direbbe Rudy Bandiera) è un abbraccio o bere uno spritz insieme. Aggiungiamo altre due cose a queste segnalate dal buon Rudy:

    • i muffin della nostra Teresa (oltre che Responsabile Amministrativa di Tesene è una grande, grandissima cuoca). Come vorremmo passarveli dal nostro account Facebook, ma questo proprio non si può fare…dovete venire a trovarci

 

  • una stretta di mano. Quella che conclude un accordo di lavoro andato bene.

 

 

     Perché sui social si fa anche Business, mica si sta solo a pettinare bambole! Sta cambiando il modo di fare Business, di conoscere possibili Partner o Clienti e di trovare lavoro 

 

Dobbiamo entrare meglio in questi nuovi concetti, essere meno analogici e più digitali e avere consapevolezza di come usare strumenti che abbiamo a disposizione. Di questo primo evento, oltre le persone che hanno partecipato e i fantastici relatori (Umberto Macchi e Matteo Flora), ci sono tante cose che ci sono piaciute parecchio: Siamo arrivati a parlare a tutte le fasce di età e abbiamo aiutato le “genti del web” a farsi comprendere meglio da chi gli sta intorno

Abbiamo messo curiosità attraverso il lavoro di live twitting fatto sul campo (questi sono alcuni Tweet della serata)

 

E siamo arrivati a essere 3° nella TT Italia

(non sapete cosa significa? Googlate, forza!!). Noi vi diciamo solo che son soddisfazioni!

Insomma, caro lettore, sei pronto a #nonestinguerti ?

 

Noi, intanto, stiamo guardando già un po’ più in là 🙂

Guarda il video che ha aperto il Seminario #nonestinguerti del 19 ottobre

Perché un brand dovrebbe utilizzare Pinterest nella propria strategia di social media marketing

Perché un brand dovrebbe utilizzare Pinterest

 

Pinterest non è un social network. Pinterest è una droga. Finalmente l’ho detto! 🙂

Per chi ancora non conosce e non utilizza questo strumento era doveroso dare questo avvertimento! 🙂 Una volta entrati in Pinterest difficilmente se ne esce, perché è un mondo meraviglioso! Non ho ancora incontrato nessuno che non si sia letteralmente entusiasmato utilizzando questo social network.

Ma conosciamolo più in dettaglio, soprattutto cercando di analizzare quali possono essere i benefici di Pinterest per un brand.

Pinterest è il social fotografico per eccellenza. Non è ancora molto diffuso in Italia – perlomeno non a livello di altri social come Facebook e Twitter – tuttavia sono certa che avrà ampi margini di crescita proprio per la sua natura. I contenuti visuali, infatti, rappresentano il futuro del web marketing.

Nell’epoca in cui la risorsa che scarseggia di più è il tempo, anche quando ci approcciamo al web abbiamo necessità di “fare presto”. E nell’epoca in cui abbiamo sempre meno tempo per leggere i contenuti testuali, per comunicare niente diventa meglio di una bella immagine che vale più di mille parole! Senza considerare il maggior effetto virale che innesca una immagine o un video rispetto a un lungo testo.

E’ per questi motivi che un brand in procinto di attuare una strategia di social media marketing deve tenere in considerazione la possibilità di utilizzare Pinterest insieme ad altri social più noti e diffusi.

Pinterest è a prevalenza di quote rosa, nel senso che circa il 70% degli utilizzatori è donna ed i settori merceologici che hanno maggior successo sono la moda, l’arredamento, il food. Ma questo non significa che non ci sia spazio per altro, se si sa come approcciare efficacemente a questo social.

In particolare un brand dovrebbe utilizzare Pinterest per:

  • Fare Visual Storytelling: cioè raccontare storie che ruotano intorno al brand utilizzando contenuti visuali, che – come abbiamo detto – rispetto alla parola scritta si portano dietro un carico emozionale maggiore e più diretto, consentendo di far trasparire una immagine più “umana” del brand.
  • Conoscere la propria “community” e quindi i propri potenziali clienti. Infatti Pinterest nasce con lo scopo di far condividere dagli utenti immagini inerenti le proprie passioni ed i propri interessi, organizzandole in bacheche tematiche in cui essi possono inserire le proprie foto o andare a “repinnare” le foto di altri utenti o, appunto, di brand. Per le aziende queste rappresentano informazioni di estrema importanza per scoprire nuove tendenze, gusti, desideri e preferenze dei propri potenziali clienti.
  • Pinterest dà la possibilità di creare, all’interno di un unico account, differenti bacheche. Grazie a queste raccolte è possibile per un brand differenziare la propria comunicazione rivolgendola a molteplici target e quindi anche andare ad inserirsi in varie nicchie di mercato.
  • Avere una nuova fonte di traffico al proprio sito o al proprio e-commerce. Come tutti i social network anche Pinterest può funzionare come “cassa di risonanza” per i siti, gli e-commerce e tutte quelle landing page volte a far compiere una conversione da parte di un utente web. Le foto possono infatti essere linkate a risorse esterne a Pinterest (se si pinnano direttamente dal sito si portano automaticamente dietro il link della pagina del sito da cui sono state prese). Grazie a questa funzione quindi Pinterest può rappresentare un’ottima vetrina dei prodotti dando, inoltre, la possibilità all’utente di andare ad approfondire la descrizione di essi sul sito del produttore o sull’e-commerce.
  • Più possibilità di essere “visti” rispetto ad altri social network. Un pin ha un ciclo di vita molto più lungo rispetto ad esempio ad un post su facebook o ad un tweet e riesce a rimanere visibile e a generare traffico anche molte settimane dopo la sua pubblicazione. Questo aspetto tecnico ha un risvolto marketing molto interessante. I tempi su Pinterest scorrono più lenti e “rilassati” rispetto ad altri social e questo rende la comunicazione più efficiente ed efficace.
  • Negli ultimi tempi Pinterest ha messo a disposizione anche strumenti di analisi delle performance, le “Pinterest Analytics” che forniscono statistiche sulle impressioni, i repin e i click ricevuti, dati demografici ed interessi sul pubblico che ha visitato le bacheche e sulle attività del sito web.
    Inoltre – per il momento attivi solo negli USA, ma probabilmente prossimamente a disposizione anche per gli utenti europei – Pinterest ha introdotto i “promoted pins”, cioè pin sponsorizzati, e il tasto ”Compra”, cioè la possibilità di acquistare i prodotti direttamente all’interno della piattaforma. Aspettiamo in gloria il momento di poterli provare anche noi! 🙂

Nel frattempo, vi consigliamo – se già non lo avete fatto – di trascorrere qualche decina di minuti su questo interessantissimo social network, il suo funzionamento è estremamente intuitivo e, se lo volete utilizzare per il vostro brand, provate a mettere in pratica qualcuna delle azioni che vi ho indicato sopra. Vedrete che – già dal primo momento – le decine di minuti si trasformeranno in mezz’ore, poi ore, poi mezze giornate, poi nottate… sarà molto divertente e non riuscirete più a scollegarvi! Per ricordarmi di scollegarmi io metto la sveglia!!! Magari questo suggerimento potrebbe esservi utile! 😉

Allora provate e fatemi sapere come va usando lo spazio commenti qua sotto!

Progetti web. Taglia quello che hai studiato sui libri, abbandona la tua “zona di confort” e fai attenzione ai dettagli.

Molte volte ci chiediamo, almeno noi del settore, quale sia l’approccio giusto per la realizzazione un progetto web. Tante sono le interpretazioni vincolate dalla qualifica di chi le imposta.

I tecnici: ci dicono che un progetto web nasce e si sviluppa sulle funzionalità che il sito dovrà avere impostando un metodo di lavoro schematico e ricco di dettagli sulle date di consegna e sullo sviluppo delle singole funzioni.

I markettari: ci dicono che il progetto nasce da un idea che viene tradotta principalmente nella realizzazione della grafica e di contenuti focalizzandosi sulle potenzialità di raccogliere pubblico (da motori o social).

Cercate su google e troverete un sacco di letteratura in merito a quanto vi ho detto. Sulla figure di account, project manager, marketing manager etc…

Lo volete proprio sapere?? Un sacco di CAZZATE!!!! E non lo dico per presunzione ma per esperienza!!!
Di certo queste definizione a me il Duca stanno veramente strette !!!

Partiamo dal presupposto che ormai per fare un sito e un po’ di marketing basta veramente poco, fra un po’ mia figlia di 2 anni lo sa fare!
Vai su Themeforest ti scarichi un bel template di WordPress ti prendi un hosting con il software già installato a due euro e ci metti due o tre giorni per caricarci testi e foto. Il gioco è fatto! Dalle mie parti si dice: Ti sei levato la sete con il prosciutto!

Chi si culla sugli allori, chi non vuol abbandonare la sua “zona confort” è destinato a fallire! Chi riesce a conservare sempre una certa dose di insoddisfazione è la persona più adatta a superare gli ostacoli e conservare e, soprattutto, incrementare il successo nel proprio business. [cit.]

Se la aspettate da me io non ce l’ho. Vi posso però indicare quella che uso io, ovvero la ricetta del Duca.
Allora esiste una ricetta PERFETTA per realizzare un progetto web? 

L’approccio ad un progetto web secondo me è la parte più importante.

C’è bisogno di una persona che prenda in carico il cliente e abbia una visione d’insieme di tutte le attività da sviluppare siano esse tecniche o di marketing.

Questa persona deve avere una conoscenza trasversale e deve essere in grado non tanto di mettersi al posto del cliente ma di pensare e visualizzare quello che l’utente si aspetta o spera di trovare visitando il sito.

Lo so è difficile ma a me succede spesso già di visualizzare al momento del colloquio con il cliente come dovrà essere sviluppato il progetto.
So già quello che vuole, le funzionalità da utilizzare, i mezzi da installare, quali utenti potrebbero essere interessati e così via ……

Chiamatela come vi pare, esperienza, vision personale e professionale, trucco ma è comunque un aspetto che secondo me risulta essenziale per chi vuole gestire un progetto.

Il progetto web è a questo punto nato nella mente ma va tradotto nella pratica. E’ inutile parlare della predominanza degli aspetti tecnici o marketing, tutti sono fondamentali e tutti fanno la differenza!
Così come fa la differenza avere dei collaboratori che capiscono l’idea e riescono a tradurla in pratica (altro punto fondamentale).

Potete essere dei guru o dei geni ma senza aver indagato su voi stessi, su come lavorate in team e su come far crescere e motivare i vostri collaboratori, siete “solo chiacchiere e distintivo”!

Cosa altro fa davvero la differenza?
Fin qui niente di nuovo direte, tutti siamo buoni a farlo (qualche dubbio …….).

La vera differenza in un progetto, la fa l’attenzione maniacale dei dettagli. Il controllo delle virgole, dell’impaginazione, dei colori, dei font, delle funzionalità, della user experience e chi più ne ha, più ne metta.

Io adesso vi lascio. Che devo fare queste quattro cose, esattamente in questo ordine:

  1. fare l’ultimo controllo di un sito che va on line domani
  2. andare a comprare un etto di prosciutto bello salato e stagionato
  3. bere acqua e dissetarmi
  4. prendermi il quinto caffè della giornata
L'ispirazione e la creatività possono essere esercitate secondo una ferrea disciplina.

L’ispirazione si esercita

Qualche mese fa – per spiegare a una mia conoscente il tipo di lavoro che faccio– mi sono espressa così:

“ faccio un lavoro bellissimo perché è a metà fra la logica e la creatività”.

Poi non c’è stato il tempo di scendere nei particolari operativi ma tuttavia, ogni volta che ripenso alla spiegazione data in quel momento, del mio lavoro, ritengo che non avrei potuto esprimermi meglio.

Io e miei colleghi del web marketing (e non solo noi …) siamo chiamati ogni giorno a svolgere un lavoro tanto bello, quanto impegnativo, che declina la nostra creatività su progetti di comunicazione e marketing sul web assolutamente concreti, organizzati secondo precisi processi logici e finalizzati ad ottenere “numeri”, cioè indicatori che devono essere quantitativamente e qualitativamente misurabili e spiegabili, ad esempio il ROI (Return On Investment), probabilmente l’indicatore economico più caro ai clienti.

Spesso, inoltre, il tempo non è dalla nostra parte: in molte occasioni la nostra creatività deve essere finalizzata in tempi più brevi di quelli che sentiamo essere necessari per ritenerci veramente soddisfatti, a causa della necessità di assecondare l’esigenza concreta e di trovare la migliore soluzione, più velocemente implementabile, in un contesto spesso fatto di asimmetrie informative.

Inoltre, se è vero che la matematica non è un’opinione e quindi l’interpretazione dei numeri per la valutazione degli obiettivi non ha “margini di manovra”, per contro trovare soluzioni creative, cioè trovare l’ispirazione, non è un processo che può essere avviato a comando.

Tuttavia voglio dirvi una cosa che ho imparato dal lavoro che faccio (e a dir la verità non solo da quello …):

l’ispirazione si esercita!

Si esercita proprio come si fa con un muscolo. Tuttavia la “palestra” adatta per esercitare l’ispirazione è fatta di tantissimi “attrezzi” che, in molti casi, si trovano fuori dall’ufficio e che abbracciano l’interezza della nostra vita!

Ieri sera, dopo cena, mentre ero seduta fuori nel mio giardinetto al fresco di una serata di fine estate, ho “avuto l’ispirazione” di scrivere questo articolo e allora ho cominciato a pensare a quali sono tutti gli “attrezzi” che io uso per esercitare la mia ispirazione.

Sicuramente lo stimolo più grande deriva dal team di persone con cui lavoro e mi confronto tutti i giorni. Non esiste ispirazione più bella e completa di quella che può arrivare dall’armoniosa orchestrazione di un’idea dove più menti danno il loro contributo. E’ proprio per questo motivo che tutti i nostri progetti di web marketing vengono valutati in team ed ogni step è progettato insieme. Poi ognuno inserisce la propria unicità in virtù della competenza principale che è chiamato ad esercitare in quel momento, ma niente di quello che creiamo potrebbe avvenire senza l’unione che fa la forza!

Dopo il confronto con gli altri, un altro “attrezzo” fondamentale per esercitare l’ispirazione è – secondo me – il tempo! Il tempo – come sappiamo – è diventato la ricchezza di questo millennio … perché ognuno di noi ne ha sempre meno soprattutto da dedicare appunto all’otium creativo.

Per quanto mi riguarda questo tempo deve essere un tempo molto intimo, quindi trascorso preferibilmente in solitudine, oppure con poche persone fidate, vicine e scelte con le quali conversare amabilmente un po’ sui massimi sistemi.

Questo tempo per me è necessario per ricaricarmi e nutrirmi di nuove immagini che mi stimolano invenzioni di storie o riflessioni. La lettura di libri di diverso genere, l’ascolto di un certo tipo di musica – sempre diverso e accuratamente scelto a seconda dell’attività che devo svolgere (per esempio mentre sto scrivendo questo post sto ascoltando musica anni ’80 a palla! 🙂 Non chiedetemi perché … mi ispira, appunto, la scrittura di questo tipo di contenuti!) – il girovagare per gli angoli della mia città oppure visitare posti nuovi, sono le principali fonti a cui abbeverare la mia ispirazione creativa. Ma per fare tutto questo ci vuole, appunto, tempo!

Inoltre per me è anche fondamentale lo spazio: quello fisico che vivo e in cui mi muovo e quello che il mio sguardo può coprire. Forse non ci crederete ma è proprio questo uno dei principali motivi per cui quest’anno ho cambiato casa. Dove abitavo prima le stanze erano piccole e dalle finestre non avevo visuale se non su grigi palazzi. Questa condizione mi faceva sentire, in un modo strano, un po’ costantemente a disagio, finché non mi sono trasferita (con enormi fatiche …) in casa nuova: luminosa, con stanze grandi e ariose e un orizzonte ampio pronto a soddisfare i miei occhi curiosi! Un’altra musica davvero! 🙂

Lo confesso: non sono particolarmente metodica nell’esercitazione della mia ispirazione. Per esempio mi dico sempre che dovrei andare in giro con un taccuino per appuntarmi, in ogni momento e ovunque sono, le cose che mi vengono in mente e che reputo avere qualche potenzialità di sviluppo in una idea più articolata e interessante. Oppure avere sempre il cellulare carico per scattare foto a ripetizione … Migliorerò. Trovare l’ispirazione è anche una questione di disciplina ferrea e allenamento costante.

Non puoi aspettare l’ispirazione. Devi corrergli dietro con una mazza.”(Jack London).

Il messaggio che vorrei trasmettervi con questo post è che in definitiva me e quelli che fanno la mia stessa professione non smettono mai di “essere a lavoro”…  perché la nostra stessa vita entra nel nostro lavoro e la nostra vita non ci dà informazioni solo dalle 9,00 alle 18,00 da lunedì a venerdì. No, ci tiene al pezzo 24/7!

Del resto non potrebbe essere altrimenti perché gran parte del nostro lavoro è creatività: per essere specialisti del web marketing in grado di fornire idee e contenuti originali ed unici e infine portare risultati misurabili, dobbiamo anche e forse soprattutto “vivere la vita”, assorbire tanti stimoli, contrasti, emozioni, novità che essa ci offre e dedicare un tempo “delicato” alla loro metabolizzazione e decantazione.

Dave vs Bots

Introduzione

In fase di analisi degli accessi al sito è facile rendersi conto che alcuni dati di traffico siano anomali, principalmente in termini di quantità, tipologia e provenienza.

Come accorgersene?

  • Le sessioni totali sono molto elevate e provenienti da zone improbabili data la natura del sito
  • La frequenza di rimbalzo è molto elevata, superiore all’80%
  • La durata della visita media è molto bassa, in genere pochi secondi

Cosa succede? Gran parte dei dati è inquinata da bad bot che scansionano il nostro sito e da bad referral che generano spam. Non causano veri e propri danni, ma sono particolarmente insidiosi e difficili da bloccare, inoltre gli spam bot agiscono anche tramite commenti sui blog e carrelli falsi negli ecommerce…ma niente paura! Possiamo ridurne l’impatto usando alcuni accorgimenti.

I principali metodi sono 3:

  1. Blocco da file .htaccess
  2. Viste Google Analytics filtrate
  3. Widget filtrati nelle dashboard di Analytics

 

1. Blocco da file .htaccess

Teoricamente è il metodo migliore, perché impedisce fisicamente l’accesso al nostro sito a specifici bot e referral. Vediamo come.

Blocco bot user-agent da file .htaccess

Andiamo a scrivere direttamente il nome degli user-agent da bloccare, prendendoli da liste facilmente reperibili online. Ecco un esempio generico:

RewriteEngine On
RewriteCond %{HTTP_USER_AGENT} ^useragentbot1 [OR]
RewriteCond %{HTTP_USER_AGENT} ^useragentbot2 [OR]
RewriteCond %{HTTP_USER_AGENT} ^useragentbot3
RewriteRule .* - [F]

Blocco bot IP da file .htaccess

È possible identificare lo spam tramite accessi ricorrenti dallo stesso IP con dubbia provenienza geografica, ma anche dai commenti spam di un blog o da carrelli abbandonati ricorrenti con stessi importi di un ecommerce. In questo caso possiamo bloccare direttamente l’IP del bot o l’intera classe di IP del bot, ad esempio:

order allow,deny
Deny from 101.101.10.101
allow from all

Blocco bad referrals da file .htaccess

È importante anche bloccare i bad referral che troviamo direttamente nelle statistiche del nostro sito. Quindi in Google Analytics andiamo su Acquisizione > Tutto il traffico > Referral e vediamo ad esempio una lista del genere:

lista referrals

A parte Facebook e t.co (cioè Twitter), gli altri referral non sono desiderati 🙂

Ecco come fermarli da file .htaccess (ad esempio i primi 3):

RewriteEngine On
RewriteCond %{HTTP_REFERER} 4webmasters\.org [NC,OR]
RewriteCond %{HTTP_REFERER} traffic2money\.com [NC,OR]
RewriteCond %{HTTP_REFERER} floating\-share\-buttons\.com [NC]
RewriteRule .* - [F]

 

Quali sono i limiti di questo metodo?
  • Per sua natura funziona solo su server Apache.
  • È necessario poter accedere al sito sul server tramite ftp.
  • Va aggiornato spesso perché bad bot e bad referral cambiano e ce ne sono sempre di nuovi.

 

2. Viste Google Analytics filtrate

Un metodo per avere dati puliti, che può essere usato in aggiunta al precedente, è quello di filtrare i dati direttamente nella piattaforma di analisi. Così facendo, non si blocca l’accesso al sito di bad bot e referral ma li escludiamo dal conteggio. Possiamo così avere una panoramica realistica degli utenti umani che effettivamente navigano sul sito.

Per questo metodo rimando al valido articolo di Fabio Piccigallo, direttamente sul suo sito e riassumo brevemente i principali aspetti.

  • È opportuno creare una nuova vista filtrata e tenere quella originale come controllo.
  • I principali filtri da implementare sono 3, da personalizzare con espressioni regolari in base ai singoli casi. Di seguito gli screenshot di esempio da analytics:

1) Host
filtro analytics nome host

 

 

 

 

 

 

 

 

2) Referral
filtro google analytics referrals

 

 

 

 

 

 

 

 

3) Campagne Adwords
filtro analytics campagne adwords

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3. Widget filtrati nelle dashboard di Analytics

Il metodo consiste nel filtrare i dati direttamente all’interno degli widget nelle dashboard di Analytics. Il vantaggio di questo metodo, oltre la rapidità, è di avere dati ripuliti da subito, anche con riferimento a periodi precedenti. Alcuni widget lasciano come riferimento la variazione rispetto al dato originale.

Chiaramente è necessario impostare dashboard ben definite e significative.

Prendiamo lo widget Visite Totali come esempio ed andiamo a inserire un filtro di tipo Non mostrare al suo interno:

widget visite dashboard google analytics

Attraverso un’espressione regolare come quella mostrata sopra, escludiamo la visualizzazione degli accessi provenienti dai principali bad referral del sito.

Prendiamo una piccola dashboard dimostrativa in stile prima e dopo la cura 🙂 per mostrare che i dati filtrati sono molto più realistici di quelli totali.

Non Filtrati

dati dashboard analytics

 

Filtrati

dati filtrati dashboard analytics

 

Conclusioni

Un sito generalmente riceve una notevole parte di sessioni da parte di software non desiderati, che generano dati poco realistici e quindi poco significativi ai fini di analisi della navigazione di utenti umani.

E’ importante avere consapevolezza di questo aspetto in fase di analisi dei dati e cercare metodi sempre più affinati e di rapida implementazione per avere dati puliti e validi.

L’argomento ovviamente non si esaurisce in queste poche righe. Cari SEO, dateci il vostro parere e il vostro contributo! 😉